TIGNANO (BARBERINO VAL D'ELSA) – Si parlerà di "decrescita felice" domani, giovedì 11 luglio alle 21.30, nell’ambito dell’edizione numero ventisei del Tignano Festival per l'Ambiente e l'incontro tra i Popoli.
Protagonisti dell'incontro-dibattito Maurizio Pallante fondatore e leader nazionale del movimento, Gloria Germani, autrice di "Tiziano Terzani: la rivoluzione dentro di noi, Decrescita, Digiuno, Non violenza" e Giannozzo Pucci, editore della rivista The Ecologist Italia.
Per introdurre gli argomenti della serata Il Gazzettino del Chianti ha incontrato il professor Pallante: che in una intervista ci ha raccontato alcuni dei punti fermi del suo pensiero.
Professore, iniziamo con una provocazione: dobbiamo avere sempre meno ed essere contenti?
"No, non c'entra niente con la decrescita felice, che le spiego con un esempio. Le nostre case per scaldarsi consumano 20 litri di gasolio al metro quadro in un anno: il Germania la legge dice che ne possono consumare al massimo 7, ma ce ne sono alcune che ne consumano 1,5. Chi è più felice? Chi consuma 20 litri o chi ne consuma 1,5 per riscaldare la casa? Se poi pensiamo a tutto quello che si limita di emissioni in ambiente, penso che la felicità cresca ulteriormente…".
Un concetto talmente semplice che viene sempre da pensare: ma come mai non viene messo in pratica?
"Perché chi vende energia vuole venderne sempre di più, perché lo stesso si può dire per chi vende cibo: altrimenti non si spiega come il 3% del nostro Pil ogni anno sia composto da cibo che buttiamo. Si preferisce fare come si è sempre fatto, quando le risorse erano molte e si depredavano economie e popoli: è un tremendo incrocio fra interessi e pigrizia mentale".
Però oggi la sensibilità su queste tematiche sembra in aumento esponenziale…
"L'attenzione è sempre più forte, poiché alle conseguenze energetiche, ambientali, ecologiche. climatiche, oggi si sono aggiunte quelle economiche e occupazionali. Il discorso della crescita funzionale al rilancio dell'economia e dell'occupazione è fatto solo per ottundere le persone: l'occupazione va fatta crescere sviluppando tecnologie evolute che consumino meno risorse e garantiscano minor inquinamento".
A livello politico come siamo messi in Italia in questo senso?
"Con la classe politica attuale non si va da nessuna parte, queste persone non hanno assolutamente idea di tutto ciò. Per loro la politica è fatta da rapporti di forza: serve una nuova classe politica che superi lo schema ormai vecchio dei partiti e che perda il riferimento della crescita come l'unico possibile".
Chiudiamo guardando all'estero: Cina e India sono i motori di uno sviluppo che va nella direzione opposta da quella che indica lei. Spesso si cita la Germania come modello, ma anche lì non sono rose e fiori…
"La Cina e l'India portano avanti lo sviluppo nella maniera malata intesa dall'Occidente, con l'aggravante delle loro dimensioni. Un loro scarto vale dieci, cento volte uno scarto di Paesi come l'Italia, è una questione di numeri. La Germania è avanti nelle tecnologie e riesce ad usare meno risorse per fare i prodotti: poi però consuma più prodotti e quindi sbilancia il meccanismo virtuoso…".
Il Movimento per la Decrescita Felice fondato da Pallante nasce all'inizio degli anni Duemila ispirandosi alle teorie di Nicholas Georgescu-Roegen, fondatore della bioeconomia e in linea con il pensiero di Serge Latouche.
Esso parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui a un aumento del prodotto interno lordo fa riscontro una diminuzione della qualità della vita. Al contrario, accade spesso che un incremento della qualità della vita materiale si realizzi attraverso processi di autoconsumo, di risparmio energetico e di relazioni di scambio anche in presenza di una diminuzione del Prodotto interno Lordo (PIL).
Le azioni del Movimento si esplicano su tre filoni: stili di vita, politica e nuove tecnologie. La decrescita non è dunque soltanto una critica ragionata e ragionevole alle assurdità di un’economia fondata sulla crescita della produzione di merci ma si caratterizza come un’alternativa radicale al suo sistema di valori. È una rivoluzione culturale che non accetta la riduzione della qualità alla quantità ma fa prevalere le valutazioni qualitative sulle misurazioni quantitative. La decrescita non è la riduzione quantitativa del prodotto interno lordo. Non è la recessione. La decrescita è il rifiuto razionale di ciò che non serve.
Una rivoluzione dolce finalizzata a instaurare rapporti umani che privilegino la collaborazione sulla competizione; a definire un sistema di valori in cui le relazioni affettive prevalgono sul possesso di cose; a promuovere una politica che valorizzi i beni comuni e la partecipazione delle persone alla gestione della cosa pubblica.
Tematiche care anche alla nota attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva: povertà e globalizzazione, la desertificazione del territorio agricolo, la distruzione della biodiversità.
di Matteo Pucci
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