BARBERINO VAL D'ELSA – Sette giorni sono trascorsi, letteralmente "volati, e Riccardo Salvetti il giovane regista romagnolo con la sua 5D ben stretta tra le mani ha dovuto tirare le fila del cortometraggio su Barberino val d'Elsa che lo vedrà concorrere per lo Slow Movie Contest, il concorso internazionale di cortometraggi organizzato dall'Associazione culturale La Macina di San Cresci sul tema “Le arti e i mestieri del territorio del Chianti".
Durante tutta questa settimana abbiamo osservato Riccardo con occhi attenti, vivendo con lui e Chiara, la sua stupenda aiuto-regista, la loro avventura nel Chianti. Una passione, quella di Riccardo, iniziata fin da piccolo e sviluppatasi al termine della scuola. Dopo il diploma alla scuola di “Cinema, televisione e nuovi Media” di Milano inizia a lavorare in produzioni cinematografiche di sempre maggiore importanza come segretario di produzione, operatore e regista. Tra le sue opere recenti “Gabanì-due volte Campione”, il docu-film sulla storia del ciclista suo concittadino Arnaldo Pambianco, che ha permesso al ventisettenne filmmaker di Forlì di vincere ben otto premi in Festival internazionali.
Riccardo perché hai iniziato questa professione, cos'è che ti appassiona del cinema?
"La possibilità di raccontare con l'immagine emozioni e situazioni senza dover per forza utilizzare la parola. Avere un metodo di comunicazione diverso da quello di tutti i giorni".
Così Riccardo inizia a parlarci del suo lavoro, della sua passione, della sua vita, con quel morbido e stupendo accento romagnolo che lascia sibilare lievemente le “s”.
A quali registi ti ispiri, qual è il tuo modello?
"È una domanda scontata, in realtà non ho un modello. Sia nel cinema da fare che da guardare mi piace variare. Non ho uno stile o un regista di riferimento ma mi avvicino ai vari registi in base a quello che fanno".
Sei stato catapultato nella realtà barberinese da un giorno all'altro, hai dovuto affrontare l'arduo compito di entrare in pochi giorni a contatto con una molteplicità di situazioni diverse delle quali dovevi comprendere la loro essenza più profonda, come è stato per te vivere tutto questo?
"È stata una gran bella esperienza. Fino ad ora, quando mi sono trovato davanti ad un lavoro da dover mettere in scena ho sempre cercato di approfondire i minimi particolari spendendoci anche vari mesi, ed un'esperienza come questa dove in soli 7 giorni devi riuscire ad entrare a capofitto in una realtà conoscendone tutte le sfumature e riuscire poi a catturarle con le immagini è stato particolare, un'esperienza nuova. La mia speranza è quella di essere riusciti a cogliere in così poco tempo tutto quello che potevo carpire da Barberino. Sicuramente la location, l'ambientazione ti aiuta a restarne coinvolto".
Se tornassi indietro di sette giorni cambieresti qualcosa?
"Sicuramente cercherei di ottimizzare un po' di più i tempi morti; adesso che sto montando mi sto realmente rendendo conto delle cose su cui avrei dovuto concentrare la mia attenzione. Ma in ogni produzione è così, e questo è inevitabile. Spesso dedichi tanto tempo a realizzare riprese che poi vengono sacrificate, quindi non cambierei niente perché questa è l'avventura della produzione".
C'è qualcosa che ti ha colpito particolarmente?
"Tra le cose che più mi hanno colpito c'è il fatto che Barberino non è solo il borgo centrale ma ha tante piccole realtà, torri, strutture, segni della storia intorno a sé. È tutto il complesso che mi ha colpito, non solo il paese. Tra i momenti e le aree che mi hanno più colpito sicuramente la Pieve di Sant'Appiano ha delineato un segno indelebile. È stato l'esempio di come poter al meglio valorizzare un bene storico e culturale. Ho infatti, effettuato le riprese durante un concerto di musica sinfonica tenutosi all'interno della chiesetta, un momento veramente emozionante dove arte, storia e cultura formavano una commistione perfetta. Piccoli estratti di quel concerto saranno anche presenti nel cortometraggio, ne sono rimasto veramente affascinato".
Non vogliamo rubare molto tempo a Riccardo, poche sono infatti le ore rimaste per poter completare la sua opera perciò poniamo al giovane regista romagnolo un'ultima domanda.
La domanda l'hai sempre posta te ai tuoi intervistati: descrivimi Barberino con una frase.
"È una domanda che ho fatto anche io a tutti quanti, ma non me la sono posta. È un magico borgo nelle terre del Chianti che porta dentro di sé tanta storia e che potrebbe sicuramente essere uno dei borghi più apprezzati della Toscana. È un borgo con potenzialità turistiche e abitative smisurate, occasioni come quella dello Slow Movie Contest permettono di incentivare ancor più il territorio incrementando la messa in evidenza delle bellezze che si celano dietro un piccolo comune del Chianti".
Così si conclude la sua avventura nel mondo del Chianti: non ci resta che attendere dicembre per scoprire quale degli 8 cortometraggi in concorso vincerà lo Slow Movie Contest.
di Carolina Sardelli
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