PANZANO (GREVE IN CHIANTI) – Il volto e la voce di Dario Cecchini “prestati” alla promozione della Galleria degli Uffici.
Arte e ciccia, territorio e città che si incontrano grazie a un quadro del 1600.
“Che cosa si mangiava a Firenze nel ‘600? – si chiedono alle Gallerie degli Uffizi – Cacciagione e selvaggina erano le nobili pietanze delle mense che Jacopo Chimenti, detto l’Empoli (1551 –1640) era abile nel dipingere e non solo…”.
“L’Empoli – prosegue il racconto – nome di una città toscana vicino Firenze, era anche volgarmente chiamato l’Empilo (ovvero ri-empilo in toscano), a causa del vizio di “gola” del nostro artista, come raccontano gli aneddoti tramandati dalle fonti antiche, compreso lo storico Filippo Baldinucci (1624-1696)”.
“Pare infatti – è la ricostruzione – che il pittore non vedesse l’ora di portare a termine i suoi dipinti, per poi mangiarli e quindi “ri-empirsi” la pancia senza che ci fosse un domani. Di qui l’Empilo, proprio per via di quelle carni che diventavano, a lavoro finito, il giusto compenso della sua arte”.
“Le dispense di carni – spiegano dalle Gallerie degli Uffizi – per il loro crudo realismo possono urtare la sensibilità di taluni di noi, ma documentano le tavole delle classi agiate del XVII sec”.
E qui si inizia ad arrivare… a Panzano in Chianti: “Il piatto più famoso a Firenze è la “ciccia”che prende il nome della stessa città. La “bistecca alla fiorentina” appunto è un particolare taglio di carne che non si mangia altrove e il cui tempo di cottura segna i confini del Granducato: rigorosamente al sangue!”.
Ed è così che “Dario Cecchini – continuano – storico del Chianti e “poeta della bistecca”, racconta il rituale sacro della cottura al grande fuoco (in questo caso della costata alla fiorentina, “la sorella della più famosa bistecca”, n.d.r.), archetipo e primo elemento”.
“Per tutti i visitatori – esortano, adesso che le Gallerie sono di nuovo visitabili – amanti dell’arte e della carne, il dipinto di Jacopo Chimenti si trova proprio alla fine del percorso espostivo della Galleria degli Uffizi, appena prima del tavolo prenotato al ristorante!”.
“E per chi non mangia la carne – concludono – ci sono le zuppe, le minestre di pane, i fagioli all’uccelletto e tutto quel che offre la gastronomia di una terra in cui arte e cucina sono un incastro perfetto”.



































