L’INTERVISTA / Niccolò Sborgi: “Covid, ecco qual è la situazione all’Rsa Villa San Martino”

L'amministratore della struttura di San Casciano fa il punto: 20 gli ospiti attualmente positivi (5 i decessi), una decina gli operatori; 46 i vaccinati che fra pochi giorni dovrebbero sviluppare l'immunità

SAN CASCIANO – Sono stati giorni difficili per l’Rsa Villa Martino, a San Casciano. Di grande impegno, attenzione. Dispiacere per chi non ce l’ha fatta.

Rimasta a contagi-zero da Covid-19 per quasi un anno, una volta arrivata alla prima dose di vaccino, ha registrato i primi “morsi” del virus.

Adesso che la situazione si è stabilizzata, facciamo il punto con l’amministratore, Niccolò Sborgi.

Sborgi, qual è la situazione a Villa San Martino ad oggi, giovedì 4 febbraio?

“Abbiamo avuto una ventina di positivi totali fra gli ospiti. Abbiamo registrato cinque decessi, di cui uno all’ospedale e quattro in struttura. La bolla Covid funziona bene, ce lo conferma anche il Girot dell’Asl, i medici che ogni giorno vengono qui in struttura”.

A proposito, come procede il rapporto con l’Azienda sanitaria?

Niccolò Sborgi, amministratore dell’Rsa Villa San Martino, a San Casciano

“Ogni giorno i medici del Girot vengono qui, visitano i pazienti-Covid, prescrivono farmaci, ossigeno, hanno anche l’ecografo portatile. E si interfacciano loro con i parenti, in particolare con coloro che magari hanno dei peggioramenti. Per pazienti e parenti è come se fossero in ospedale”.

E fra gli operatori invece, quante positività?

“Una decina di positivi, attualmente tutti a casa. Anzi, abbiamo avuto proprio stamani la notizia del primo negativizzato. Che quindi può rientrare al lavoro”.

Situazione vaccini?

“E’ stato fatto il richiamo, la seconda dose per intendersi, a 43 ospiti il 27 gennaio scorso. Oggi siamo all’ottava giornata, quindi in teoria fra un paio di giorni dovrebbero iniziare ad essere protetti”.

Vaccinazione nei giorni scorsi all’Rsa Villa San Martino, a San Casciano

I positivi attuali, sempre parlando degli ospiti, come stanno?

“Sono tutti qui in struttura, un paio hanno situazioni complesse. Il Girot li ha comunque voluti tenere tutti qui dentro, dove l’assistenza è massima. Anche perché parliamo molto spesso di persone molto anziane e già compromesse da patologie multiple: per loro un ricovero in ospedale sarebbe probabilmente peggiore”.

Quindi, come valuta la situazione ad oggi e in prospettiva?

“Per i numeri che ci sono normalmente nelle Rsa quando vengono attaccate dal Covid, la percentuale dei contagiati sugli ospiti totali (circa 70 da noi) è molto più bassa della media. Se all’inizio mi avessero detto che si contagiava una quarantina di ospiti sarei stato sollevato: ad oggi ne abbiamo avuti venti”. 

Come funziona l’attività di controllo e quale, secondo lei, l’orizzonte di riferimento?

“Ogni tre giorni facciamo, alternati, un tampone rapido e un molecolare. Ogni tanto, quando si fanno queste “batterie” di tamponi, salta fuori un positivo in più. A volte lo abbiamo in camera con altre persone. Quelle lì sono contatti stretti che magari si positivizzano dopo dieci giorni. Allora si tengono in isolamento funzionale, vivono in camera propria. E’ questa la parte più complicata. Da un lato gestire la bolla Covid, con i positivi, e dall’altro tenere il passo di coloro che si positivizzano via via”.

Quindi, cosa sperare per le prossime settimane?

“Adesso speriamo di essere a un punto fermo: con l’obiettivo finale di arrivare a questo benedetto traguardo dell’immunità del vaccino”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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