GREVE IN CHIANTI – Sulla questione della “rivoluzione-parcheggi” a pagamento, che prenderà il via l’1 aprile a Greve in Chianti, che tante polemiche sta generando, si esprime anche un gruppo di docenti della scuola media di Greve in Chianti.
Con una lettera indirizzata al sindaco di Greve in Chianti, Paolo Sottani, già sottoscritta da 24 insegnanti.
“Siamo un gruppo di docenti della scuola media – inizia la lettera – che utilizza il mezzo privato per recarsi al lavoro. Siamo costretti a questa scelta per la carenza di un sistema di trasporto pubblico che ci consenta di raggiungere la scuola con modalità e tempi compatibili con la nostra vita e gli impegni del lavoro stesso”.
“Alcuni di noi – proseguono – insegnano a Greve da molti anni, altri invece da quest’anno. Numerose notizie di stampa e l’apparizione delle strisce blu nel piazzale Ferrante Mori indicano che, a breve, il posteggio che utilizziamo per le nostre automobili quando veniamo al lavoro sarà a pagamento”.
“La decisione – aggiungono – viene presentata dall’amministrazione comunale come l’esito di un percorso di partecipazione e condivisione che ha coinvolto le attività commerciali locali. Partecipazione e condivisione in cui i lavoratori della scuola non sono stati coinvolti. Certo il nostro lavoro non può essere annoverato tra le attività commerciali, si configura piuttosto come un servizio alla comunità”.
“Il sindaco – si legge ancora nella lettera – in alcune interviste, ha parlato di una simbolica somma di 0,50 euro al giorno per noi lavoratori, oltre 100 euro nell’intero anno scolastico. Abbiamo letto i lodevoli intenti che muovono l’amministrazione, per esempio ridurre il tempo della sosta e aumentare quindi il giro delle auto, immaginiamo per favorire il commercio di zona”.
“Temiamo però – rimarcano – che questi nostri 100 euro non serviranno a conseguire lo scopo perché la nostra sosta dipende esclusivamente dal nostro orario di servizio e dagli impegni pomeridiani”.
“Questi 100 europ – sono sicuramente pochi per le casse comunali, una cifra simbolica dice appunto il sindaco. Sappia l’amministrazione che per noi (invece) non è affatto simbolica. Il contratto di lavoro di noi docenti, infatti, dopo il 2009 è stato rinnovato una sola volta, nel biennio 2016-2018, con il riconoscimento di un aumento stipendiale minimo”.
“Questa cifra simbolica – scrivono ancora – si aggiunge a quella che già sosteniamo per raggiungere Greve, spese appunto di trasporto privato, ossia usura delle auto e consumi. E anche in questo caso le spese, al contrario dei nostri stipendi, hanno seguito il loro corso”.
“Inoltre Greve – si legge nella lettera – come ben sapete, non è un luogo che si raggiunge velocemente se si vive in un altro comune o a Firenze. Quindi, oltre ai costi, nelle nostre vite mettiamo in conto del tempo. Sicuramente il periodo che viviamo è difficile per molte categorie e c’è chi è messo peggio di noi. Tuttavia noi insegnanti non siamo dei privilegiati”.
“Alla luce di queste considerazioni – sottolineano – e in un contesto che vede l’insegnamento nel nostro paese fortemente condizionato dal problema del precariato, riteniamo che con l’iniziativa relativa ai parcheggi l’amministrazione comunale non sostenga la scuola di Greve e i suoi lavoratori nello sforzo di garantire all’utenza un corpo docente stabile che possa assicurare la continuità didattica”.
“Siamo fiduciosi – conclude il gruppo di docenti – che questa nostra lettera sarà di aiuto per riconsiderare la scelta e rinunciare quindi a un obolo che per l’amministrazione è un simbolo ma per noi è una sostanza. E comunque, pure come simbolo, non comprendiamo perché debbono essere i lavoratori sempre e comunque quelli chiamati a contribuire”.
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