GREVE IN CHIANTI – "Questo confronto tra Paolo Sottani e Monica Toniazzi ci darà l'opportunità di cogliere le contraddizioni del loro Partito democratico, che oggi è una megastruttura farraginosa in perenne lotta con se stessa, che non si ama e desidera sempre essere diversa da quello che è stata".
A dirlo è il MoVimento 5 Stelle di Greve in Chianti, che ironizza: "Barra a dritta, dunque, dei due contendenti verso l'orizzonte del cambiamento. In modo brusco Paolo Sottani che “strappa” con Alberto Bencistà, allontanandosi dall'operato dell'amministrazione uscente, dopo avervi ricoperto per più di quettro anni il ruolo di vicesindaco".
"In modo più dolce – proseguono – Monica Toniazzi, lanciando l'hashtag #sicambiadavvero, collocando la scomoda eredità di Alberto Bencistà nella storia e relegando la sua figura al ruolo di “padre nobile” (nobile modo di levarselo di dosso)".
"Ma l'uso disinvolto e vuoto della parola cambiamento – rilanciano quelli del M5S grevigiano – l'ipertrofia da primarie, e i faccioni puliti e sorridenti, tutta questa consueta iconografia e retorica elettorale insomma, non dovrebbero far scordare che sono stati entrambi attori importanti nei risultati conseguiti dall'ultima amministrazione".
"In onore alla coerenza e onestà politica – rimarcano – vorremmo piuttosto vedere questi candidati del Pd impegnati a spiegare ai cittadini di Greve in Chianti, i motivi per i quali dovrebbero continuare a sostenere l'attuale maggioranza, vorremmo sentirli difendere le scelte politiche fatte in passato, di cui Sottani e Toniazzi sono stati attivi e responsabili fautori, il primo come vicesindaco, la seconda come “delfina” di Bencistà alla segreteria del Pd; ci aspetteremmo da loro la rivendicazione della continuità non solo nella richiesta di voto, ma anche nelle azioni di governo dei loro compagni di artito".
"Chi sceglierà di votare il Partito democratico alle prossime comunali – tengono a precisare – lo farà per non cambiare, questo deve essere chiaro. Le buone intenzioni di rinnovamento sono solo una patina superficiale che occulta il misero rituale della conservazione di potere, della rassegnazione all'abitudine di radunare in sé nature inconciliabili, costringendosi poi a saldare troppi creditori".
Perché, secondo il M5S, "per cambiare davvero serve intervenire con azioni concrete sul sistema di potere distorcente dei partiti. Non è sufficiente sostituire le classi dirigenti, gli amministratori, poiché, per usare le parole sempre attuali di Ivan Illich, “il nuovo gruppo dirigente non farebbe che ritenersi più legittimo, maggiormente autorizzato a manipolare quel potere ereditato con tutta la sua struttura”. E' indispensabile invece ripristinare il corretto “valore d'uso” degli strumenti democratici: le istituzioni comunali devono tornare ad essere espressione della volontà dei cittadini. I consiglieri comunali che si confrontano tra loro in una sala consiliare deserta non rappresentano altro che se stessi".
"Al centro delle preoccupazioni di chi voglia ridare un senso elevato all'impegno civile e alla politica – proseguono – dovrebbe essere il tema della partecipazione attiva dei cittadini, che si ottiene solo attraverso una reale cessione di autorità dai rappresentanti portavoci eletti verso i cittadini. Come fare? Trasformando per esempio le Consulte di frazione in organi deliberativi e non solo consultivi: luoghi dove i cittadini, con l'aiuto dei tecnici del Comune, elaborino progetti che sindaco e consiglieri, compatibilmente con le risorse, si impegnino a realizzare. Oppure attraverso i “referendum” obbligatori per approvare impegni di spesa comunale superiori ad una certa cifra, o attraverso i “referendum” propositivi e le proposte di iniziativa popolare".
"Oggi la speranza di un reale cambiamento passa solo attraverso il progetto del MoVimento 5 Stelle – concludono – che intende, attraverso la deprofessionalizzazione della politica, usando la storia e il diritto, riconferire dignità agli strumenti democratici e rimetterli nelle mani dei cittadini".
di Redazione
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