Francesco Meneguzzo: “Allerta meteo terminata. Ora possiamo cominciare a capire che cosa è successo”

Il neo commissario del Consorzio LaMMA: "Perturbazione che attraversa normalmente l'Europa. La parte anomala è stata ciò che ha trovato sotto di sé. Un Mediterraneo eccezionalmente caldo"

TOSCANA – “L’allerta è terminata. Adesso possiamo cominciare a capire che cosa è successo”.

Inizia così la lunga analisi del neo commissario del Consorzio LaMMA, Francesco Meneguzzo (fisico, meteorologo e climatologo) in merito alla due giorni di allerta arancione su quasi tutta la Toscana..

“Ho trascorso due giorni e una notte in sala meteo al Consorzio LaMMA – dice – insieme ai previsori, seguendo minuto per minuto radar, satelliti, fulmini, stazioni e modelli, mentre sul territorio lavorava l’intero sistema di Protezione Civile della Regione Toscana. Ora che l’allerta è finita, credo sia utile raccontare non soltanto i danni, ma anche la meteorologia che c’è dietro”.

“Il dato che forse restituisce meglio la dimensione dell’evento arriva da Bagnone, in Lunigiana – argomenta – La stazione del Centro Funzionale Regionale ha misurato circa 340 millimetri di pioggia in 12 ore, 354 in 24 ore e quasi 390 in 36 ore. Sono quantità enormi. Frane hanno isolato alcune frazioni e i vigili del fuoco hanno salvato persone rimaste coinvolte”.

“Nel resto della Toscana – prosegue Meeguzzo – si sono verificate raffiche convettive superiori ai 100 km/h, in alcuni casi riconducibili a downburst: violente correnti discendenti generate dai temporali che, raggiunto il suolo, si espandono orizzontalmente come una raffica lineare. Alberi e grossi rami sono caduti in moltissime località, tetti e coperture sono stati danneggiati, migliaia di utenze sono rimaste senza elettricità nelle ore più difficili. A Firenze una persona è stata ferita dalla caduta di una tegola. In poche ore la Toscana è stata attraversata da decine di migliaia di fulmini”.

“Ma che cosa è successo nell’atmosfera? – si domanda – Quella arrivata sulla Toscana era, in sostanza, una perturbazione delle medie latitudini, quello che i meteorologi chiamano un sistema baroclino: nasce e si sviluppa grazie ai contrasti fra masse d’aria differenti e alla dinamica atmosferica in quota. È il tipo di perturbazione che attraversa normalmente l’Europa. La parte anomala è stata ciò che ha trovato sotto di sé”.

E qui c’è uno dei temi centrali: “Un Mediterraneo eccezionalmente caldo, con temperature superficiali che in vaste aree sono proprie dei mari tropicali e con un enorme contenuto di calore anche sotto la superficie. Il mare caldo non “crea” da solo i temporali. Ma mette a disposizione dell’atmosfera quantità molto elevate di vapore acqueo ed energia. Quando arriva il meccanismo capace di sollevare quell’aria (in questo caso una vera perturbazione dinamica) il sistema può reagire violentemente. È questa combinazione a essere per noi relativamente nuova: la normale dinamica perturbata delle medie latitudini che interagisce con un mare termicamente tropicale”.

“Ed è anche una delle ragioni – evidenzia – per cui prevedere esattamente dove, quando e quanto pioverà diventa estremamente difficile. Basta spostare di pochi chilometri una convergenza dei venti o modificare leggermente umidità e struttura del temporale perché il massimo di precipitazione cambi radicalmente posizione e intensità. Anche i modelli numerici, pur basati sulle leggi della fisica, dispongono di una storia molto limitata di verifiche in condizioni paragonabili a quelle attuali”.

“Nonostante questo – rivendica – la previsione del LaMMA ha colto con notevole precisione la struttura generale dell’evento: la prima fase con forti precipitazioni e temporali su aree specifiche, quindi la fase frontale più organizzata con violentissime raffiche convettive. Erano stati indicati temporali forti, grandine, intensità di pioggia fino a 60-80 mm in un’ora e forti colpi di vento. Naturalmente non tutto è stato previsto perfettamente. Il massimo eccezionale di Bagnone ha superato ampiamente i valori quantitativi indicati nel bollettino. Anche questo dato dovrà essere studiato con attenzione. La meteorologia migliora proprio così: previsione, osservazione, verifica degli errori, nuova previsione”.

“E qui vorrei dire una cosa che in queste ore mi è diventata ancora più chiara – tiene a dire Meneguzzo – Ho visto lavorare da vicino il sistema della Regione Toscana, la Protezione Civile, le Sale operative, i Comuni, le Province, i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, le volontarie e i volontari. Persone che, mentre noi seguivamo l’evoluzione dell’atmosfera, erano fuori sotto temporali e raffiche, liberavano strade, soccorrevano persone, rimuovevano alberi, ripristinavano servizi. È una macchina complessa, fatta soprattutto di persone competenti e straordinariamente dedicate. Ed è un patrimonio della Toscana che merita riconoscenza e che dovremo continuare a rafforzare”.

“Un’ultima considerazione sul clima – dice ancora – Non è scientificamente corretto dire che questo singolo temporale sia stato “causato dal cambiamento climatico” senza uno specifico studio di attribuzione. È però altrettanto scorretto ignorare il contesto: mari più caldi, maggiore contenuto di vapore acqueo nell’atmosfera e possibilità di precipitazioni più intense sono conseguenze attese e già osservabili del riscaldamento globale. Il cambiamento climatico non inventa necessariamente nuove perturbazioni: può modificare profondamente l’ambiente nel quale quelle perturbazioni si sviluppano”.

“Questo significa una cosa molto concreta – dice – Oltre a continuare a migliorare previsioni, modelli, osservazioni e intelligenza artificiale, dobbiamo accelerare sull’adattamento. Città capaci di drenare meglio l’acqua, alberature e infrastrutture verdi progettate per resistere anche a vento e siccità, territori e bacini pensati per un clima diverso da quello del passato, reti e servizi più resilienti. La previsione serve a guadagnare tempo. La Protezione Civile serve a trasformare quel tempo in protezione. L’adattamento serve a fare in modo che, quando l’evento arriva, trovi un territorio meno vulnerabile”.

“Grazie a Regione Toscana – conclude – al presidente Eugenio Giani, a Bernard Dika e soprattutto alle migliaia di persone che in queste ore hanno lavorato e continuano a lavorare sul territorio. E grazie ai previsori del Consorzio LaMMA con cui ho condiviso queste lunghissime ore in sala meteo”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostieni il Gazzettino del Chianti

Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

Leggi anche...