Medaglia d’Onore agli Internati Militari Italiani: le emozioni del figlio di uno di loro

Ci scrive Massimo Coddi, figlio di Mario, dopo aver ritirato l'onorificenza in Prefettura: "Particolarmente toccante l'intervento di una giovane ragazza, che ha fatto una domanda che mi ha commosso..."

Gentile direttore,

ho letto l’articolo pubblicato sulla cerimonia svoltasi presso la Prefettura di Firenze per il conferimento delle Medaglie d’Onore agli Internati Militari Italiani.

Giornata Internati Italiani nei Lager nazisti, consegnate le Medaglie d’Onore (anche a tre chiantigiani)

Tra gli insigniti figura mio padre, Mario Coddi, originario di San Casciano, del quale ho avuto l’onore e l’emozione di ritirare la Medaglia.

Nel ringraziarla per aver dato spazio alla notizia, vorrei segnalarle un aspetto della cerimonia che mi ha particolarmente colpito e che, a mio giudizio, merita di essere condiviso con la nostra comunità.

La Prefettura ha opportunamente coinvolto alcuni studenti degli istituti superiori fiorentini.

Particolarmente toccante è stato l’intervento di Raffaella Incalza, giovanissima presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Firenze, che ha saputo individuare con straordinaria lucidità il significato morale della vicenda degli Internati Militari Italiani.

Dopo la cattura da parte dei tedeschi, quei militari furono posti davanti a una scelta drammatica: aderire alla Repubblica Sociale Italiana o continuare a combattere al fianco della Wehrmacht, oppure rifiutare, affrontando l’internamento, il lavoro coatto, la fame e il rischio concreto di non tornare mai più alle proprie famiglie.

La giovane studentessa ha posto una domanda tanto semplice quanto sconvolgente: quanti di noi, oggi, trovandosi nelle medesime condizioni, avrebbero il coraggio di compiere la stessa scelta?

Queste parole mi hanno profondamente commosso. Per tale ragione ho scritto alla signora Prefetto di Firenze per esprimerle la mia gratitudine per la cerimonia e, soprattutto, per aver coinvolto le giovani generazioni, pregandola di estendere il mio ringraziamento a Raffaella Incalza.

Ho voluto rivolgere alla ragazza anche un augurio sincero: che, nel suo cammino verso la piena maturità, non perda mai di vista il significato profondo delle parole pronunciate in quella occasione e continui a custodire quella sensibilità e quel senso della libertà che hanno saputo emozionarmi.

Mi permetto di trasmetterle il testo della mia lettera non per attribuire alla vicenda un carattere personale o celebrativo, ma perché ritengo che la riflessione proposta da questa giovane studentessa rappresenti il naturale e significativo completamento della notizia già pubblicata.

La Medaglia conferita alla memoria di mio padre appartiene certamente alla storia della nostra famiglia, ma la scelta compiuta da lui e dagli altri Internati Militari Italiani appartiene alla memoria dell’intera comunità. Sapere che una ragazza così giovane ne abbia compreso fino in fondo il valore costituisce, a mio avviso, un messaggio di speranza che merita di essere raccontato.

La ringrazio nuovamente per l’attenzione riservata alla cerimonia e le porgo i miei più cordiali saluti.

Massimo Coddi

Gentile signor Prefetto, desidero esprimerle la mia più sincera gratitudine per la cerimonia svoltasi nel Salone Carlo VIII di Palazzo Medici Riccardi, durante la quale ho avuto l’onore e la profonda emozione di ritirare la Medaglia d’Onore conferita alla memoria di mio padre, Mario Coddi.

È stata una cerimonia molto bella, composta e particolarmente significativa, che ha saputo restituire dignità e riconoscimento a uomini la cui vicenda personale e collettiva è rimasta troppo a lungo affidata quasi esclusivamente alla memoria delle loro famiglie.

Ho apprezzato in modo particolare la scelta della Prefettura di coinvolgere gli studenti di alcuni istituti superiori.

Ritengo che la memoria degli Internati Militari Italiani acquisti il suo significato più autentico proprio quando viene affidata alle giovani generazioni, non soltanto come rievocazione di un fatto storico, ma come occasione per riflettere sul valore della libertà, della responsabilità individuale e della coscienza.

Particolarmente toccante è stato, per me, l’intervento della presidente della Consulta Provinciale degli Studenti, Raffaella Incalza.

Nonostante la sua giovanissima età, ha saputo individuare con straordinaria lucidità il nucleo morale della vicenda degli IMI: la scelta davanti alla quale furono posti dopo la cattura da parte dei tedeschi.

A quegli uomini venne offerta la possibilità di aderire alla Repubblica Sociale Italiana o di continuare a combattere al fianco della Wehrmacht. La grande maggioranza rifiutò, pur sapendo che quel “No” avrebbe significato la deportazione, il lavoro coatto, la fame e il rischio concreto di non fare mai più ritorno alle proprie case e alle proprie famiglie.

La domanda posta dalla giovane rappresentante degli studenti (… quanti di noi, oggi, trovandosi nelle medesime condizioni, avrebbero il coraggio di compiere la stessa scelta …… ?) mi ha profondamente commosso.

È una domanda semplice e, nello stesso tempo, terribile, perché ci costringe a misurare il valore della libertà non nelle dichiarazioni solenni, ma nelle decisioni personali assunte quando scegliere comporta sacrificio, sofferenza e pericolo.

Le sarei pertanto molto grato se volesse estendere a Raffaella Incalza il mio più sentito ringraziamento. Le sue parole hanno saputo rendere viva la memoria di quegli uomini e mi hanno trasmesso la confortante certezza che anche nelle nuove generazioni continua a risplendere quella luce di libertà e di coscienza civile che gli “internati” seppero custodire anche nelle condizioni più disumane.

Vorrei farle giungere anche il mio augurio più sincero: che, nel suo cammino verso la piena maturità, non perda mai di vista il significato profondo delle parole pronunciate oggi e continui a custodire quella sensibilità, quella consapevolezza e quel senso della libertà che hanno saputo commuovermi profondamente.

La prego, inoltre, di voler estendere la mia gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione della cerimonia e agli studenti che vi hanno partecipato.

Con profonda riconoscenza e viva cordialità,

Massimo Coddi, figlio di Mario Coddi

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