Scrivo questa lettera per raccontare un avvenimento davvero spiacevole accaduto qualche settimana fa, durante la riesumazione della salma di mio padre, morto 18 anni fa, al cimitero di Cerbaia.
Durante il disseppellimento sono avvenuti, per quanto mi riguarda, dei fatti davvero incresciosi.
La prima fase dell’iter prevedeva la verifica dello stato di decomposizione. Se non è avvenuta totalmente, la salma viene rimessa nello stesso posto (se non si decide di procedere alla cremazione).
Per farlo, la bara è stata spaccata del tutto.
Nonostante l’impresario delle pompe funebri avesse detto di iniziare dall’addome in giù (perché da lì si capiva subito il grado di decomposizione e quindi non ci sarebbe stato bisogno di andare a toccare le altre parti del corpo) gli addetti ai lavori non si sono minimamente attenuti ai consigli e hanno iniziato a spaccare tutto e fare una gran confusione con le parti della salma.
Lavori fatti per altro senza nessun dispositivo di protezione personale al di fuori dei guanti.
Una volta appurato che la decomposizione non era ancora totale, hanno iniziato a ributtare nella buca le varie parti, che nel frattempo erano state disseminate in giro, direttamente nel terreno.
E dove aver visto questo, credo che di mio padre non si ritroverà assolutamente niente..
Infine, ciliegina sulla torta, sono venuto a scoprire che, quando sarà decomposto, per farlo mettere nel forno insieme a mia madre (spazio che abbiamo già acquistato e che quindi non toglierebbe altri spazi ad altre salme) ci sarà da ripagare una cifra di 2.500 euro. Una spesa che trovo davvero ingiustificata.
Ho trovato il tutto davvero irrispettoso.
Se deve essere fatto in questo modo, consiglio davvero a chi se ne occupa di non far più venire i parenti ad assistere. Come si dice, occhio non vede, cuore non duole.
Valeriano Vignolini
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