MILANO – "L'olio d'oliva… è un merdaio": è il titolo, molto poco… politically correct, dell'ottava e ultima sezione della mostra "Luigi Veronelli camminare la terra", aperta fino al 22 dicembre alla Triennale di Milano. E che arriva forte e chiaro in tutta Italia, fino alla nostra Toscana e al nostro Chianti
Sezione che documenta l'ultima grande battaglia che le cronache di questi giorni confermano essere ancora di grande attualità: come il sequestro di 2.000 tonnellate di olio in Puglia. O le tante notizie di cronaca che periodicamente si affacciano.
Contro questo ignobile mercato, Luigi Veronelli ha elevato alta la voce in aiuto di coloro che "hanno lavorato e lavorano per la qualità e l’onestà. Con i vecchi criteri si potrebbe fare al massimo un olio onesto. Con le tecniche mirate alla qualità (e non come succedeva “antan” alla quantità) sarà invece possibile fare oli d’eccellenza. L’olio come il vino. L’olivo come la vite".
Nel gennaio 2000 scrive la famosa lettera ai politici; il 10 marzo 2002 partecipa alla trasmissione Report "Scusi, lei è vergine?". E nel 2004 occupa il porto di Monopoli, noto come il principale approdo delle navi cisterna che trasportano oli di bassa qualità.
L'olio secondo Veronelli è un vero e proprio "manifesto" in progress per una nuova cultura dell’olio d’oliva, condensato in cinque capitoli fitti di indicazioni: non solo un bollino di qualità, ma una scelta filosofica del produttore, per differenziare il proprio olio da quelli sul mercato italiano, in crisi d’identità.
Seguendo tutti un identico percorso di trasformazione, completamente nuovo, si rendono trasparenti al consumatore, attraverso l’etichetta, chi sono, cosa producono, come lo trasformano, chi lo trasforma, in che anno, quanto ne viene prodotto, tutti i valori nutrizionali e le componenti (compresi i polifenoli, antiossidanti naturali di alto valore biologico, molto utili all’organismo).
La speranza, tutta veronelliana, portata avanti anche attraverso, incontri pubblici, nell’alleanza tra agricoltori, frantoiani e consumatori.
È necessario,- è la sintesi del pensiero veronelliano su quello che peraltro è uno dei prodotti-simbolo del Chianti difendere gli interessi delle piccole e medie aziende artigiane, coniugare gli interessi dell’impresa con la tutela dell’ambiente e difendere – perché compri una bottiglia in piena consapevolezza e paghi il giusto prezzo – il consumatore.
di Redazione
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