Il sindaco di Barberino Trentanovi coordina i Comuni del Chianti: “Difficile trovare privati che affittino”

CHIANTI FIORENTINO – Impegno e solidarietà nel far fronte alla emergenza immigrati. E’ la direzione nella quale sta procedendo ormai da settimane il lavoro dei Comuni del Chianti fiorentino intenti ad individuare soluzioni e spazi che rispondano alle richieste relative alla nuova ondata di profughi di guerra in arrivo dalla Libia nell’ambito dei piani di accoglienza coordinati e sostenuti dalla Prefettura di Firenze.

 

Sulla scia di quanto già attivato dal Comune di San Casciano, tra i primi in Toscana ad essersi adoperato in collaborazione con Oxfam Italia e le associazioni locali per costruire percorsi di integrazione e cittadinanza attiva, le amministrazioni comunali del Chianti si stanno preparando all’ospitalità e sono al lavoro da tempo ai fini della realizzazione dei programmi di accoglienza.

 

I sindaci si sono resi disponibili a mettere in piedi una rete di interventi che va al di là delle attività di loro stretta competenza.

 

“Abbiamo cominciato a mobilitarci -sottolinea il sindaco di Barberino Val d'Elsa Giacomo Trentanovi, delegato alle politiche per l’immigrazione dalla Città Metropolitana – ancora prima della costituzione del tavolo relativo all’emergenza migranti, come ha dimostrato il caso di San Casciano in cui il tema dell’accoglienza per i trenta profughi ospiti dell’Hotel Mary, corre parallelo a quello dell’integrazione, della conoscenza e dell’inserimento nel tessuto sociale della comunità, portando il territorio sancascianese ad un modello virtuoso nel quadro degli interventi in corso in Toscana".

 

"Anche Impruneta -prosegue – sta facendo la sua parte con un piano di accoglienza rivolto a 45 profughi giunti la scorsa domenica (clicca qui per leggere l'articolo); per quanto riguarda le altre amministrazioni comunali, verificate la disponibilità delle strutture pubbliche atte a questo scopo, ci stiamo muovendo per individuare tra proprietà private spazi possibili e adeguati".

 

Anche a Bagno a Ripoli (clicca qui per leggere l'articolo) uno spazio è già pronto per accogliere dieci persone, mentre si lavora con l'Istituto Diocesano di Sostentamento del Clero per verificare la possibilità di accoglienza nel monastero di Montisoni.

 

"Purtroppo – dice Trentanovi – la questione, di cui i Comuni peraltro non hanno stretta competenza, non sta solo nel reperimento di edifici idonei allo scopo ma nell’accordo economico tra i gestori dei piani di accoglienza e i proprietari degli immobili".

 

"Ciò che possiamo dire con certezza – sottolinea – dopo averlo verificato attentamente, è che i Comuni non dispongono di immobili atti a far fronte all’emergenza umanitaria e devono interpellare e rivolgersi ai privati; siamo vicini tuttavia a risultati positivi, sono in fase di definizione accordi tra i proprietari e i gestori".

 

"Inoltre – dice ancora – nonostante il difficile momento nel quale ci troviamo, impegnati nella chiusura dei bilanci comunali, stiamo iniziando a predisporre progetti di accoglienza in collaborazione con le associazioni locali che operano nel sociale".

 

"Siamo fieri della nostra gente – conclude Trentanovi – che ancora una volta dimostra grande spirito solidaristico, le reti di volontariato e il mondo associativo che attraversano trasversalmente le nostre comunità sono una risorsa fondamentale in quanto portatori e promotori di una cultura della ospitalità che da sempre è radicata nel nostro territorio. Siamo un territorio aperto e accogliente per definizione”.

di Matteo Pucci

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