Come incise a Tavarnelle e Barberino? Dal punto di vista sociale? Il progetto si presenta sabato 23 maggio

BARBERINO VAL D'ELSA-TAVARNELLE – Anche in tempo di guerra, tra le paure, le angosce, l’attesa, il senso di precarietà e di debolezza alimentate dalle vicende del primo conflitto mondiale, la saggezza contadina era la virtù che sopravviveva tra gli uomini e le donne del Chianti.

 

Per chi partiva e chi restava era una colonna portante tra i beni invisibili della povertà "armata" ed era chiamata a restare ferma e solida, a tenere duro.

 

Con il carico di disillusione di chi andava a combattere sapendo di morire, mosso più dall’obbligo civile che non da particolari entusiasmi, con la concretezza dei padri che chiedevano sussidi in favore del pezzo di famiglia rimasta tra i campi, con l’amore per i figli unito a quello per la terra, con il quale i soldati contadini chiedevano che le braccia adolescenti fossero esonerati dalla vita di trincea e dall’incertezza del vivere il domani.

 

Sono alcuni degli spaccati di relazioni sociali di un mondo contadino che negli anni 1914-18 dominava la Toscana quelli che emergono dalla prima fase di un complesso e nuovo progetto di ricerca commissionato dall’Unione comunale del Chianti fiorentino e avviato da un prestigioso team di ricercatori coordinato dal professore Roberto Bianchi dell’Università degli Studi di Firenze del Dipartimento Sagas.

 

Sul tema “La prima guerra mondiale lontano dal fronte: Tavarnelle Val di Pesa e Barberino e Val d’Elsa”, studiosi, ricercatori e studenti dell’ateneo fiorentino hanno avviato a partire dallo scorso gennaio un percorso di ricerca che vuole lanciare un ponte tra il dibattito storiografico contemporaneo e le comunità locali attraverso l’utilizzo e lo studio trasversale delle fonti.

 

E’ il progetto su cui ancora una volta i Comuni di Tavarnelle e Barberino investono per ricostruire e valorizzare una memoria storica locale e utilizzarne i contenuti, gli aspetti inediti come strumento di conoscenza e di educazione a disposizione dei cittadini ed in particolare degli studenti.

 

“Attraverso questo percorso – commenta l’assessore alla cultura dell’Unione comunale Elena Borri – che vuole incrociare archivi e fonti istituzionali e privati si accendono i riflettori su due figure: lo storico e il cittadino che per la prima volta entrano in contatto, dialogano insieme attraverso il lavoro di ricerca dell’uno e l’impegno alla condivisione della memoria familiare dell’altro con l’obiettivo di esplorare un tema complesso come quello della prima guerra mondiale lontano dal fronte e come esso abbia inciso sulla comunità del Chianti, quale sia stato il suo impatto sul piano economico, sociale e sanitario”.

 

Il progetto verrà presentato sabato 23 alle 10 presso la sala del consiglio comunale di Barberino Val d’Elsa alla presenza degli storici Roberto Bianchi, Leo Goretti, Simone Lisi e Matteo Mazzoni e si inquadra in un più ampio progetto di iniziative promosso dall’Unione comunale in occasione del centenario dalla prima guerra mondiale.

 

Partito ieri con un incontro con gli studenti dell’Istituto comprensivo Don Milani che si concluderà con lo spettacolo prodotto da Arca Azzurra Teatro  "La paura" per la regia di Daniela Nicosia con Massimo Salvianti, in programma al Cinema Olimpia domenica 23 alle 21.

 

L'iniziativa dei Comuni rientra nel programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della prima Guerra mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale.

 

“Abbiamo cominciato ad esaminare alcuni documenti raccolti presso gli archivi di Stato, gli archivi comunali e le biblioteche – aggiunge il professor Roberto Bianchi, nonché vicepresidente dell’Istituto storico della Resistenza in Toscana – tra i primi ci sono lettere di soldati tavarnellini e altri documenti preziosi di cui ci avvarremo per portare avanti questa indagine, un progetto che considera prezioso il patrimonio di ricordi e testimonianze dei cittadini, per questo invitiamo le comunità ad aprire i loro cassetti con l'intento di consentire a noi studiosi di conoscere le radici del loro territorio e come la guerra si rifletté sulla loro vita lasciando in qualche modo sopravvivere la saggezza contadina”.

di Redazione

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