TAVARNELLE – Il Partito democratico di Tavarnelle era stato fra i più critici per quanto riguarda le scelte operate sulle candidature di zona per la corsa a consigliere regionale.
La "scrematura" effettuata dal livello metropolitano del partito, che dalle tre persone indicate (Luciano Bartolini, Maria Grazia Esposito e Gianni Mantelli), aveva visto togliere il terzo, segretario del Pd tavarnellino, non aveva certo aumentato… la contentezza.
Tanto che, e non era un mistero, in molti avevano detto che non avrebbero dato la loro preferenza a Bartolini: tanto che il risultato finale, che ha visto l'ex sindaco di Bagno a Ripoli essere il terzo dei votati a Tavarnelle, è stato quasi… stupefacente al contrario.
E' il sindaco tavarnellino David Baroncelli a fare una valutazione del voto. Senza essere banale ma andando a fondo di una questione che sta creando grande discussione nel Pd chiantigiano.
"Il pd di zona Chianti ha senso di esistere? Il senso ce l'ha – risponde sincero Baroncelli – ma non in questo modo. C'è bisogno di recuperare senso e coesione, altrimenti non si va da nessuna parte".
"Quando si presentano sfide di questo livello – sottolinea – bisogna avere la forza di portare avanti le noste ragioni. I due candidati vanno solo ringraziati, ma qui c'è da pensare a un quadro politico di area".
"E' la seconda volta che si manca il risultato – ricorda – Nel 2010 vennero proposte candidature non recepite dal Chianti. Il problema furono anche i nomi proposti".
Poi viene all'oggi: "Il quadro in cui ci siamo presentati ha mostrato la debolezza del territorio. Era il collegio più difficile e per questo serviva maggiore autorevolezza".
Rivendica che "Tavarnelle ha espresso più volte delle perplessità. Poi, dopo la decisione della strategia di zona, ha cercato di mantenere un impegno e una coerenza, a partire dal segretario comunale Gianni Mantelli, che ha fatto campagna elettorale per i due candidati. Poi il voto è sempre libero al massimo e ha dato questi esiti".
"Il quadro generale – dice Baroncelli – racconta che è ineludibile una discussione sull'area e su come si sta insieme con Valdarno, Valdisieve e Mugello. Come sta il Chianti in questo collegio? Il Chianti non ha avuto un progetto politico che guardava fuori. Ci siamo chiusi su noi stessi pensandi di bastarci: per questo abbiamo perso".
"La nostra zona non ha saputo essere capace – conclude – sono prevalsi territori più forti e logiche anche un po' diverse. Sul Chianti deve aprirsi una discussione seria, che deve guardare all'interno ma anche al collegio che riunisce tutti noi".
di Matteo Pucci
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