CHIANTI FIORENTINO – La prossima assemblea del Pd del Chianti sarà, probabilmente, quella più partecipata degli ultimi anni. Riscuotendo un interesse che, forse, non ha mai riscosso in passato.
Ci saranno infatti da analizzare gli esiti del voto alle elezioni regionali di domenica 31 maggio: quelli del Pd e il tasto dolente dei due candidati scelti per la corsa a consigliere regionale, Luciano Bartolini e Maria Grazia Esposito, rimasti al palo.
Il Gazzettino del Chianti anticipa alcuni di questi temi con Vincenzo Bartoli (in foto, a sinistra, accanto a Bartolini): sancascianese (di Mercatale), è coordinatore di quel Pd di zona Chianti nel "mirino" di molti all'interno del partito. Per come ha gestito la scelta delle candidature e, poi, per gli esiti della contesa.
Bartoli, come valuta l'esito del voto regionale il Pd di zona Chianti?
"L'assemblea di zona non si è ancora riunita. La riunirò dopo che sarà stata avviata una riflessione nei singoli territori e potremo, in quella sede, discutere "a freddo" scevri da "vizi umorali" che inevitabilmente adesso possono prendere il sopravvento. Quindi alla domanda rispondo con le mie personali opinioni".
Prego…
"L'elemento più eclatante del voto è il prevedibile, forte astensionismo, che non dipende solo dalla infelice collocazione della data delle elezioni, ma anche dal disagio manifesto che regna nel corpo elettorale nei confronti dell'offerta politica, dell'istituzione regionale. E per quanto riguarda il nostro elettorato anche dal disincanto e da un po' di scetticismo nei confronti delle speranze che l'effetto Renzi aveva acceso lo scorso anno. Sul territorio, nonostante tutto, il voto al Pd rimane importante, di gran lunga superiore alla media regionale ed il voto nel collegio ad Enrico Rossi di poco inferiore a quello di cinque anni fa. Naturalmente non voglio eludere il senso vero della domanda: balza a gli occhi il neo della mancata elezione di entrambi i nostri rappresentanti al consiglio regionale, e non possiamo dire di esserne soddisfatti".
Gli scarsi risultati di Bartolini ed Esposito vi fanno pensare di aver sbagliato qualcosa?
"E' probabile che oltre alla disaffezione elettorale, ad un po' di sofferenza in una parte dell'elettorato che tende a non riconoscersi nel nuovo corso e nelle proposte avanzate dagli organismi dirigenti, abbia anche pesato il riverbero della discussione iniziale sulle candidature. Del resto nel corso delle innumerevoli, estenuanti riunioni sul tema delle candidature, peraltro espressione organica della geografia territoriale, c'è da ricordare che rispetto ai nominativi in campo non ne sono usciti molti altri. Quindi la discussione e la scelta, dopo il sacrificio di uno dei tre (Gianni Mantelli, n.d.r.), è stata relativamente semplice ed assunta unitariamente. Vorrei inoltre ribadire che tenere insieme un territorio tanto composito, ricco di peculiarità che spesso cercano di "svettare", non è facile. Se questo lavoro e questo sforzo può essere considerato uno sbaglio, essendo la condivisione possibile dei progetti comuni la vera ragione della zona, posso solo affermare che personalmente non correggo il tiro".
C'è qualcuno che non ha rispettato… i patti?
"Il numero complessivo delle preferenze non è stato alto. In alcuni casi le organizzazioni territoriali del partito non hanno dato il massimo. Tuttavia abbiamo subito più di altri territori del collegio, influenze esterne, anche di natura correntizia, che hanno fatto vacillare il consenso formale sui nostri candidati espresso nelle occasioni ufficiali e che ci hanno fortemente penalizzato. E' magra consolazione, tuttavia non siamo stati i soli del collegio a non eleggere alcun rappresentante. Vedi un territorio importante come la Valdisieve ed il Valdarno che aveva in lista un "cavallo di razza con i Santi in Paradiso" che nonostante abbia raccolto sul nostro territorio circa 960 preferenze (che non sono poche), è rimasto al palo".
In molti chiedono una "revisione" del Pd di zona Chianti. Visto che si tratta di un organismo non ufficiale è possibile che venga, perdoni la brutalità, "soppresso"?
"In molti? Coloro che chiedono la revisione della zona lo verranno a sostenere nelle sedi deputate, dove si terrà la discussione politica. Se l'approdo, ne dubito, ma dovesse essere la sua soppressione rischieremmo una ulteriore emarginazione politica del territorio, che adesso segna una battuta d'arresto, ma non demorde".
Gli esiti di questo voto possono portare Bagno a Ripoli e Impruneta politicamente più distanti dagli altri comuni chiantigiani?
"Se ciò avvenisse sarebbe la fine della zona Chianti così come fu concepita, dei suoi programmi comuni, delle sue istanze. Se ciò avvenisse probabilmente ci sarebbe un negativo riverbero politico ed istituzionale. Sarebbe la pietra tombale sul lavoro comune che è stato fatto, comprese le candidature: ieri al consiglio provinciale, poi al Consiglio Metropolitano, oggi alla Regione, che per la prima volta il Chianti ha espresso. Il Chianti se sta insieme può esercitare qualche peso politico e, nonostante la battuta d'arresto, se vuole sopravvivere politicamente, deve riuscire a conciliare i bei tramonti sui vigneti delle nostre colline con il fascino della torre D'Arnolfo".
di Matteo Pucci
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