Nelle scorse settimane i pentastellati grevigiani si erano battuti molto contro questo tipo di pratica

GREVE IN CHIANTI – Il 15 luglio, rispondendo in aula a un’interrogazione orale urgente dei consiglieri regionali Tommaso Fattori e Paolo Sarti di Sì Toscana (dopo che il 6 luglio Medicina Democratica aveva inviato diffida scritta al presidente della giunta regionale toscana al fine di vietare effettivamente l’uso del diserbante glifosate in Toscana) l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi ha sancito il divieto del diserbante glifosate nelle aree extra agricole, impegnandosi a produrre indicazioni alle Asl in tal senso.

 

Ad annunciarlo, con grande gioia, è il MoVimento 5 Stelle di Greve in Chianti, che nelle ultime settimane si è battuto a più ripreso contro la pratica del diserbo con questo agente chimico.

 

"Questo è ciò che è accaduto in Regione Toscana – dicono – un avvenimento che ha dato ragione al Principio di Precauzione e alle nostre rimostranze contro il diserbo “allegro” col Rodeo Gold, praticato talvolta dalla Città Metropolitana".

 

"Sono queste -rivendicano- alcune delle battaglie che noi riteniamo fondamentali, quelle sul diritto alla salute e sulla salubrità dell'ambiente in cui viviamo, non è importante chi le porta avanti, ciò che conta è il risultato".

 

"Naturalmente la strada da percorrere è ancora lunga – rilanciano – Ora si tratta di vietare l’utilizzo di questo erbicida della Monsanto anche e soprattutto in agricoltura e contemporaneamente bandire la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti a base di glifosato. Non ci deve essere posto per le sostanze chimiche nocive nella nostra agricoltura e nel nostro cibo".

 

"Molte aziende agricole – sottolineano – ancora non sono passate ad una agricoltura biologica. Questo, è causato da molti fattori, in parte forse anche da una informazione sbagliata che viene fornita agli agricoltori, che preoccupati giustamente dalle ingenti spese (ci viene in mente ad esempio l'attuale problema con gli ungulati, a causa dei quali le aziende sono costrette a recintare tutto con reti alte e quindi costose), mancati guadagni, devono pur vivere, e il salto repentino ad una agricoltura diversa, anche se col tempo potrebbe sicuramente ripagare in termini di qualità del prodotto, fa paura e non sempre è fattibile al momento".

 

"L'agricoltura – sostengono – meriterebbe più sostegno e attenzione da parte di chi ci governa. Un prossimo passo importante da parte delle amministrazioni, a nostro avviso, potrebbe essere dunque una politica informativa adeguata sul tema del biologico e sul danno ingente che provoca l’uso dei fitofarmaci sull’ambiente e sull’essere vivente stesso, essere umano compreso, come dimostrano gli studi scientifici da noi citati". 

 

“Il biologico non è una “cosa” – evidenziano quelli del M5S grevigiano – non è un prodotto. E’ una filosofia, un modo di pensare e di vivere fondato sulla coscienza del fatto che tutto è legato, che ogni cosa è in relazione con un’altra. Quel che mangiamo influenza la biodiversità, il suolo, l’acqua, il clima e i coltivatori. Quel che facciamo al suolo e ai semi influenza i nostri corpi e la nostra salute. Lo dice Vandana Shiva nel manifesto per il cibo del terzo millennio".

 

"Crediamo – concludono – possa essere un giusto input per un cambiamento in senso ecologico che il nostro (unico) pianeta ci richiede, quello cioè del rispetto dell'ambiente (e quindi della nostra salute). E' assurdo pensare di esserne distaccati, la qualità della nostra vita è legata indissolubilmente al luogo in cui viviamo e del quale dobbiamo prenderci cura come un figlio… . Ci viene in mente a proposito un proverbio indiano: Quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume… allora vi accorgerete che il denaro non si può mangiare".

di Redazione

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