BADIA A PASSIGNANO (TAVARNELLE) – C’è un gioco che fino a pochi anni fa era molto praticato nei circoli e luoghi di aggregazione, il gioco delle bocce (o delle "palle").
I pallai per giocare, in alcuni casi non più utilizzati, hanno lasciato spazio a nuove strutture; o vengono semplicemente utilizzati come giardini.
Ma ci sono luoghi dove ancora si trovano questi spazi: uno di questi è a Badia a Passignano, dove ancora si gioca alle bocce a ridosso delle antiche mura del monastero.
Il luogo sembra d’altri tempi, solo le lampadine che compongono la fila che percorre in lungo il pallaio sono a risparmio energetico, per il resto non è cambiato nulla.
Il pallaio viene “rullato” con un capitello rotondo in pietra adattato al fabbisogno, una stecca per spargere la rena, una bagnatina al campo e tutto è pronto per giocare. Con tanto di autorizzazione rilasciata della Questura di Firenze nel… 1967.
Il pallaio è gestito dalla popolazione di Badia che lo pratica dopo cena il lunedì e il giovedì; mente la domenica, quando il tempo lo permette, si gioca anche di giorno.
I giocatori variano di età, ma c’è un veterano, Gianfranco Cozzi da tutti chiamato Franco: "Ho iniziato a giocare a bocce nel periodo della Seconda guerra mondiale insieme agli Alleati. Qui tra l’altro c’erano due campi da bocce, oggi è rimasto solo questo".
Anche le bocce sono d’epoca, enormi- Di questo tipo non le fanno più, o meglio, è rimasta una persona a Siena che ancora le fa. In altri pallai giocano con bocce più piccole: queste pesanto 8 kg da nuove, adesso che hanno i loro anni peseranno sui 6 kg,
"Sono fatte di legno di Leccio – dice Franco – è uno dei più forti. Tra l’altro quando ero un ragazzino, gli uomini della fattoria andavano nel bosco, individuavano un leccio e poi lo tagliavano per ricavarne le bocce".
Che portano dei segni diversi per riconoscerle: "Ci sono quelle con il segno della croce – dice ancora Franco – e quelle con il giro, oltre a essere numerate".
Franco che, nonostante l’età e qualche problema alla vista, nel giocare di notte è davvero bravo, tanto che in molti sono ben contenti di giocarci assieme al momento che dalla conta, vengono fuori le squadre.
Non mancano anche gli spettatori, tra questi molti ragazzi giovani, figli, nipoti dei giocatori, qualche signora e a volte qualche straniero attratto dalle urla che, in partite più concitate, arrivano sulla strada, come: “frizzala”, “cala”, “dai al pallino”, “gli dò”, “scancella”.
Così, incuriositi, si affacciano al pallaio rimanendo affascinati nel trovarsi, tutto ad un tratto, indietro… nel tempo.
di Antonio Taddei
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