SAN CASCIANO – L'accusa è di quelle infamanti, terribile: violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza di 28 anni da parte di due frati.
Il tutto si sarebbe svolto il 19 settembre del 2013 nella sacrestia del convento di Cappuccini di San Casciano, luogo frequentatissimo dai sancascianesi, che hanno con questi frati all'ingresso del paese (venendo da Mercatale) un legame storico.
Ad essere accusati dell'ignobile gesto un frate 81enne, identificato e rinviato a giudizio dal Gup (Giudice per l'udienza preliminare) Alessandro Moneti; e un altro, descritto come cicciottello e stempiato dalla ragazza, che l'avrebbe tenuta ferma mentre la costringeva a praticare un rapporto orale all'altro. Mai identificato.
La ragazza infatti, secondo la sua ricostruzione, si sarebbe rivolta ai Cappuccini per avere conforto in seguito a un incidente stradale che l'aveva lasciata turbata. Una volta portata in sacrestia, si sarebbe consumata la violenza.
Come si può ben capire la notizia è letteralmente deflagrata a San Casciano: come detto infatti, è fortissimo il legame del paese con questo convento, luogo di preghiera ma anche di ritrovo e socialità.
L'udienza è stata fissata per l'8 gennaio 2016, ma già fin da adesso il legale del frate (che continua a vivere nel convento sancascianese), l'avvocato Paolo Ghetti, professando la sua incondizionata innocenza, annuncia indagini e approfondimenti.
"Mi spiace davvero assistere a tutto questo – dice Ghetti contattato da Gazzettino del Chianti – Avevo combattuto in udienza preliminare per un proscioglimento che riteveno doveroso, invece non è andata così".
Perché? "Semplice – risponde Ghetti – la pubblica accusa non ha risultanze. Mi ha lasciato inoltre molto interdetto che davanti al Gup si sia presentato un pubblico ministero diverso da quello che aveva condotto le indagini".
Indagini che non hanno convinto per niente il legale della difesa: "Basti pensare – dice – che durante l'incidente probatorio condotto con la ragazza, era evidente a un qualsiasi legale che sarebbe stata necessaria una perizia psichiatrica. Invece non è stato fatto niente di tutto questo".
Ghetti ci spiega che "la ragazza ha inoltre fornito tre versioni diverse, con discrepanze evidenti. La prima quando ha sporto la denuncia; la seconda un paio di settimane dopo alla polizia giudiziaria; la terza nell'aprile 2014 durante l'incidente probatorio".
Chiediamo perché non sia stato rintracciato il supposto complice: "Me lo chiedo anch'io – dice l'avvocato – Anche perché la ragazza lo descrive in maniera dettagliata e dice che saprebbe anche riconoscerne la voce. Come mai allora non sono state fatte indagini approfondite per trovarlo?".
"Il fatto che ad essere accusato sia un frate – conclude il legale dell'uomo – forse ha fatto venir voglia a qualcuno di sbattere il mostro in prima pagina. Rispettiamo comunque l'iter giudiziario: da parte mia sono già al lavoro per istruire un'idagine difensiva molto più ampia, in cui mi avvarrò anche di consulenza tecniche specifiche".
di Matteo Pucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA



































