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sabato 9 Maggio 2026
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    “La Figlia di Mazinga”: sabato 16 e domenica 17 maggio al teatro dell’Acli di Ponte a Ema

    Incontro con il regista, Marco Giavatto: “È una commedia amara che prova a fotografare il presente. Partiamo da una compagnia teatrale sgangherata..."

    PONTE A EMA (BAGNO A RIPOLI) – Sabato 16 maggio alle ore 21, e domenica 17 allo ore 16.30, il teatro del circolo Acli di Ponte a Ema (in via Chiantigiana 113) propone “La Figlia di Mazinga” uno spettacolo coinvolgente che racconta realisticamente i tempi che stiamo vivendo.

    “La volontà di metterlo in scena nasce prima di tutto da un incontro più che da un’esigenza
    drammaturgica e dalla voglia concreta di lavorare insieme – ci racconta il regista Marco Giavatto – in questo ambiente non è sempre facile creare legami sinceri: spesso l’ego prende il sopravvento”.

    “Con Filippo Catelani – prosegue – direttore del teatro di Ponte a Ema, invece esiste una stima reciproca che ci ha permesso più volte di ritrovare una dimensione di gioco, quasi infantile e anche in questo caso è andata così”.

    Pietro Mariotti, Chiara Ceccarelli, Virginia Fortunati, Stefano Bellanova, Francesca Catarzi, Costanza Mariani, Claudia Bugianelli, Gemma Mariani sono i ragazzi-attori a cui viene dato spazio “per la bravura nell’interpretazione dei ruoli di questa commedia – dice Giavatto – oltre che merito alla compagnia che loro rappresentano, Compagnia Rispetto, sempre attenta a temi impegnati e importanti. In più la partecipazione di Filippo Catelani ha suggellato il tutto”.

    “La collaborazione con i ragazzi – aggiunge – è stata appagante sotto ogni punto di vista: mi hanno dato tanto e ho cercato di restituire il più possibile”.

    Il regista tiene a dire che dirigere questi ragazzi ha rimesso in moto la sua fantasia: “È una commedia amara che prova a fotografare il presente. Partiamo da una compagnia teatrale sgangherata, che ha perso il senso della ricerca artistica e si ritrova a inseguire un’idea di benessere sempre più sfuggente. L’occasione di riscatto arriva sotto forma di un ruolo da interpretare: vivere, per un tempo limitato, dentro una realtà privilegiata”.

    “Da lì – sottolinea – si apre una domanda semplice e brutale su cosa siamo disposti a perdere per stare meglio, anche solo per un momento”: che è un po’ la domanda che in tanti si fanno, invitando così alla riflessione.

    Dice ancora Giavatto: “La Figlia di Mazinga è già una dichiarazione, dentro c’è ironia, cultura pop e anche un certo immaginario televisivo – la citazione a Boris non è casuale – ma soprattutto è un pretesto per raccontare quello che ci piace guardare e, allo stesso tempo, per scattare una fotografia del tempo in cui viviamo”.

    “Io non sono un grande fotografo nella vita reale – ammette – ma attraverso i dialoghi e le situazioni riesco a mettere a fuoco meglio i dettagli e anche dal punto di vista registico abbiamo lavorato su questi cercando di valorizzare le qualità di ciascun attore, dentro un testo che permette di cambiare registro e mantenere un ritmo sostenuto”.

    “Per me – rimarca – è fondamentale non scrivere mai senza dichiarare qualcosa. Qui il lavoro è tutto orientato allo spettatore: ritmo, variazioni, costruzione delle scene. Abbiamo cercato di riportare in scena un pathos quasi originario, legato alla retorica aristotelica in un equilibrio tra logica e credibilità con l’obiettivo di persuadere ed emozionare”.

    “Poi l’emozione può essere qualsiasi – conclude il regista – risata, disagio, riconoscimento. L’importante è che resti”.

    Per info e prenotazioni sarà possibile telefonare al numero 3807131593.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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