Lettera da Greve in Chianti: “La nostra auto crivellata dalla grandine mentre eravamo in vacanza”

Il racconto e una riflessione: "Siamo preparati ad affrontare tutto questo? Le persone dispongono delle informazioni per comprendere la realtà che ci attende e come adattare i propri comportamenti?"

Egregio direttore, affido al suo giornale il racconto di un fatto che mi è accaduto pochi giorni fa e la riflessione che ne è scaturita, che ritengo necessario e urgente condividere, nella speranza di aprire un confronto e raccogliere il contributo di altri.

Mi trovavo con la mia famiglia a trascorrere alcuni giorni a San Benedetto del Tronto, nella Riviera del Piceno, una bellissima cittadina delle Marche alla quale sono particolarmente affezionata, quando la Protezione Civile ha diramato un’allerta meteo arancione per rischio di vento forte, pioggia e grandine per la giornata del 21 luglio.

L’amministrazione comunale aveva predisposto tutte le misure del caso, compresa la chiusura dei parcheggi situati sotto il livello del mare, aveva annullato gli eventi in programma e diffuso le indicazioni sui comportamenti da adottare.

Nel primo pomeriggio, con una certa puntualità, sono arrivati i fenomeni atmosferici previsti, che in serata hanno però lasciato spazio a un ampio rasserenamento.

Ciononostante, tutti sono rimasti prudenti e quasi nessuno si è messo in macchina se non per brevissimi spostamenti all’interno della città.

Nel primo dopocena, però, nel giro di pochissimi minuti il cielo si è oscurato e nubi minacciose hanno iniziato ad avanzare a grande velocità.

Mancavano pochi minuti alle 21.30 quando, dopo una breve a fulminazione e poche gocce di pioggia, un’impressionante grandinata, più simile per intensità e violenza a una sassaiola, si è abbattuta sull’intera città, cogliendo tutti impreparati: chi era uscito soltanto per gettare la spazzatura, chi, intuendo ciò che stava per accadere, aveva tentato disperatamente di mettere al riparo la propria auto e chi, come noi, si trovava a due passi da casa con un gelato in mano.

Sono bastati dieci o quindici minuti di grandine per stravolgere completamente il volto della città, che, tra lo sbigottimento generale, si è ritrovata con vie e piazze devastate dalla forza di un evento tanto breve quanto violento.

Molte strade erano ricoperte di rami, vegetazione spezzata e da un impressionante tappeto di vetri provenienti dai finestrini, dai parabrezza delle automobili, dalle finestre e dalle vetrine andate in frantumi.

Si potevano percorrere interi quartieri senza trovare un’auto risparmiata dalla violenza dei chicchi, alcuni grandi quanto palline da ping pong, caduti a velocità impressionante. Più di sessanta persone sono state ferite e medicate al pronto soccorso.

Anche la nostra auto ha subito la stessa sorte: carrozzeria crivellata, parabrezza in frantumi, ammaccature ovunque.

Nei giorni successivi tutte le officine sono state sommerse dalle richieste di riparazione. Ovunque si parlava della stessa cosa e ognuno raccontava la propria esperienza, sospeso tra lo spavento e il danno subito.

Il vicino che era uscito a buttare la spazzatura ha riportato diverse ferite che hanno richiesto punti di sutura; la mia amica della gelateria ha pianto per tutta la notte perché la sua utilitaria, acquistata con tanti sacrifici e con la quale mi aveva raccontato che sarebbe venuta qualche giorno in vacanza a Firenze, era ormai inutilizzabile.

Una famiglia di amici si è ritrovata con entrambe le auto fuori uso e, oltre ad aver dovuto rinunciare alle vacanze per sostenere il costo delle riparazioni, cercava disperatamente di capire come avrebbe potuto raggiungere il posto di lavoro.

Nel frattempo gli appuntamenti nelle carrozzerie venivano fissati a novembre e in città erano esauriti teli di protezione e nastri adesivi di ogni genere.

Persone comuni che, nel giro di pochi minuti, hanno dovuto fare i conti con gli effetti concreti dei cambiamenti climatici sulle proprie vite e sulle proprie abitudini. Ancora una volta, è apparso evidente come, minori sono le disponibilità economiche, maggiore sia l’impatto di questi eventi.

Per quanto riguarda la nostra auto, i danni sono ingenti. Tuttavia, grazie alla nostra adesione alle indicazioni della scienza — mi si permetta questa espressione, che uso con leggerezza ma non senza serietà — avevamo stipulato una polizza contro gli eventi atmosferici.

Questo non ci ha risparmiato il grande disagio nell’organizzare il rientro né lo spavento vissuto, ma ci ha evitato conseguenze economiche insostenibili per moltissime persone. 

Quattro giorni dopo, tornando a Greve in Chianti, è stata diramata un’allerta meteo arancione anche per il nostro territorio. Questa vicinanza temporale non è una coincidenza, ma la dimostrazione dell’accelerazione dei fenomeni legati ai cambiamenti climatici.

Da qui nasce una riflessione che vorrebbe essere anzitutto pragmatica e che deriva non solo dalle indicazioni della comunità scientifica, ma anche dall’osservazione diretta di quanto questi cambiamenti incidano in misura maggiore sulle fasce più fragili della popolazione.

Siamo davvero preparati ad affrontare tutto questo? Le persone dispongono delle informazioni necessarie per comprendere quale realtà ci attende e come adattare i propri comportamenti?

Perché il dibattito pubblico continua a oscillare tra retorica e becero populismo, invece di accrescere la conoscenza e favorire l’adozione di comportamenti consapevoli?

E perché quella che è, o dovrebbe a ben vedere essere, ormai, con tutta evidenza, una delle principali preoccupazioni nella vita delle persone continua a non essere una priorità per gran parte della politica e delle amministrazioni?

Gli interrogativi sono molti, e tutti urgenti. Le allerte meteo si susseguono, ma ancora non riusciamo a passare dalla teoria alla pratica, soprattutto laddove si assumono le decisioni.

Il pianeta troverà un nuovo equilibrio, forse anche senza la nostra specie. La vera domanda è un’altra: come vivremo noi questa transizione?

Corinna Verniani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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