Quattro tavarnellini e la loro avventura di fede e cammino fino a Santiago de Compostela

Marco, Patrizia, Mario e Donatella: il loro racconto di un percorso fatto di fede, fatica e bellezza

TAVARNELLE – Fede e fatica. Bellezza e mistero. In cammino verso Santiago de Compostela sono tante le emozioni che animano il cuore dei pellegrini in viaggio.

 

Una "equazione" valida anche per quattro tavarnellini, che alcuni giorni fa hanno concluso il loro cammino di 152 km in otto tappe: Marco Morandi, Patrizia Meucci, Mario Bicchi e Donatella Bartolesi.

 

"Dopo aver raggiunto l'età della pensione – ci spiegano al loro ritorno dalla Spagna – ci è venuta la voglia di effettuare parte del cammino di Santiago di Compostela. Siamo due coppie amiche fino dalla gioventù, che si sono ritrovate nella voglia di provare a raggiungere questo obiettivo".

 

Un obiettivo, come detto, arrivato alla fine di 152 Km in otto tappe "che ci hanno – spiegano – portato da "O Cebreiro" fino a Santiago. Abbiamo attraversato a piedi e con il nostro zaino tutta la Galizia. E' stata un'esperienza faticosa ma esaltante".

 

"Abbiamo incontrato un popolo in cammino – ci dicono – che parlava lingue diverse, aveva culture diverse, ma… un unico obiettivo! Un'esperienza indimenticabile. Abbiamo dormito insieme a persone di età diverse, di nazioni diverse, in una sorta di condivisione e comunione: volevamo raggiungere Santiago. La nostra piccola sfida è stata vinta e siamo contenti".

 

Perché la lentezza del cammino, per l'uomo moderno, è una riscoperta: i nostri nonni, le nostre nonne, la vivevano ogni giorno come parte della quotidianità. Per noi non è così.

 

"Dalla partenza all'alba – dicono i quattro tavarnellini – sui monti di “O Cebreiro”, in Galizia, a 152 km da Santiago, fino alla Cattedrale dell'Apostolo, è stato un susseguirsi di emozioni straordinarie che non è facile descrivere".

 

Emozioni che si intersecano direttamente anche con la natura: "Gli eventi atmosferici ci hanno regalato giornate stupende, calde e limpidissime all'inizio. Fino alle nebbie, al buio e alla pioggia degli ultimi giorni".

 

Poi c'è lo stare al fianco degli altri: "L'incontro con centinaia di pellegrini, di età, Paesi e probabilmente con motivazioni diverse. Ma tutti, come noi, in cammino: una preghiera, un ringraziamento, un voto, forse una semplice escursione di trekking; sicuramente la ricerca di qualcosa".

 

Perché questo, tengono a dire, è "un cammino fatto con la testa e con lo spirito. Per noi è stato arricchimento vero, a cominciare dal rapporto che ci unisce: un'amicizia che partiva da lontano ma che con questo viaggio si è definitivamente cementata".

 

I ricordi si susseguono: "Le persone incontrate, le preghiere nelle chiesette dei villaggi incontrati dove ai “pellegrini” veniva riservata un'attenzione particolare, la fatica, la prova fisica (circa 20 km al giorno) che era un'incognita e alla quale abbiamo pian piano preso le misure; fino all'arrivo nella città del Santo".

 

"Non abbiamo visto la facciata della cattedrale – riflettono – né siamo passati dal Portico della Gloria, meta di tutti i pellegrini, perchè i lavori in corso negavano l'accesso e la visuale. Ma lo spirito era con noi: dal ritiro della Compostela (il documento che l'apposito ufficio rilascia dopo aver verificato le Credenziali timbrate ai vari passaggi delle tappe percorse), alla celebrazione della messa del Pellegrino la sera del nostro arrivo a Santiago".

 

"E' stata sicuramente una soddisfazione e una sfida vinta il raggiungimento della meta – concludono – ma già il “Camino” è stata la straordinarietà del nostro viaggio: più che il trovare la meta è stata la sua ricerca. Sicuramente è stato un “Buen Camino”!".

di Matteo Pucci

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