TAVARNELLE – Un percorso davvero suggestivo quello che, interamente costituito da opere d’arte sacra, si snoda in una location altrettanto affascinante.
Partendo dall’interno della Pieve di San Pietro in Bossolo di Tavarnelle, per poi addentrarsi nell’adiacente Museo di Arte Sacra, coppie di quadri raffiguranti uno stesso tema ma da due punti di vista diversi si stagliano, densi di significato.
Gli artisti stessi, oltre a chi ha avuto il privilegio di assistere all’anteprima della mostra intitolata “Trasfigurazione”, si soffermano davanti ai bellissimi dipinti che catturano su di sé gli sguardi estasiati dei visitatori.
E ne contemplano, insieme alle evidenti differenze, le analogie che accomunano due sensibilità a primo impatto antitetiche: quella dell’ iconografo da un lato e del pittore contemporaneo dall’altro.
Ad aggiungere un tocco in più ad un’iniziativa già di per sé riuscita l’accattivante presentazione della collettiva. Tenutasi nel pomeriggio di sabato 19 settembre, ha avuto l’onore di dar voce, tra gli altri, ad Antonio Natali, Timothy Verdon e Andrea Wade.
Insomma una mostra eccezionale che, immersa nella magia del nostro paese e dei suoi straordinari beni artistici, non ha niente da invidiare alle esposizioni delle grandi città. E vale assolutamente la pena di essere vista.
“La collettiva – inizia Piero Bianchini, a nome degli Amici del Museo – che ha aperto ufficialmente i battenti domenica 20 settembre e sarà visitabile gratuitamente fino al 22 novembre, prende le mosse da una scommessa: è possibile stimolare ancora gli artisti a produrre arte sacra?”.
“Oltre a far rivivere il museo – dice – un altro obiettivo che ci siamo proposti è di trasmettere come, anche in campagna, sia possibile fare cultura e porgerla agli altri. Così questa mostra, parte di una serie, precede le due fiorentine di Palazzo Strozzi e della Basilica di San Lorenzo”.
“Questo è soltanto un inizio – conclude Bianchini – I Quaderni della Pieve, destinati a raccogliere le analisi critiche degli esperti sulle opere, diventeranno una collana”.
“La realizzazione del progetto – interviene il presidente della Pro Loco di Tavarnelle, Tiberio Corsi – nasce da un’idea di Bianchini. E poi, sulla base del notevole livello artistico, abbiamo fatto in modo che l’allestimento, curato dall’architetto Piero Guicciardini, reggesse il confronto”.
“Gli artisti – prosegue Corsi – hanno elaborato il tema assegnatoli seguendo il proprio canone pittorico. Mentre quello ortodosso è piuttosto rigido, i pittori occidentali adottano invece un linguaggio più astratto”.
“Ma si riscontrano sempre elementi comuni – spiega ancora Corsi – Il colore, la forma, il modo di avvicinarsi a Dio. E soprattutto l’intento di rendere visibile l’invisibile”.
“In qualità di Unione comunale – a parlare adesso è Elena Borri, assessore alla cultura – abbiamo deciso di contribuire alla realizzazione di una mostra che esce dai canoni di ciò che organizziamo di solito”.
“Ci ha piacevolmente stupito la volontà – dice – da parte degli Amici del Museo, di riscoperta interiore. In una società che, intrisa delle nuove tecnologie, corre veloce”.
“Ed abbiamo colto l’occasione – conclude l’assessore – per reinterpretare, attraverso un’inedita chiave di lettura, un luogo classico del nostro territorio, la Pieve di San Pietro in Bossolo”.
di Noemi Bartalesi
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