I volontari del GEV hanno portato il loro presepe sul Monte San Giusto

Li abbiamo seguiti fra i ruderi del più antico oratorio del Chianti: ricostruiamo tutta la sua storia

GREVE IN CHIANTI – Come da tradizione che va avanti da anni, anche per il 2015 i volontari dell’associazione ambientale e culturale costituitasi nel 1992 “Gruppo San Michele – GEV del Chinati” di Greve in Chianti, hanno portato e deposto un piccolo presepe artigianale tra i ruderi del più antico oratorio del Chianti sul Monte San Giusto a Montemartiri, presso la valle di Cintoia, situata nei monti del Chianti.

 

Dopo aver lasciato le auto e percorso un antico sentiero, si sale su un “cucuzzolo” dove si trovano i resti dell’oratorio (oggi di proprietà privata) avvolto quasi a protezione da sterpaglia, alberi che vi sono cresciuti all’interno e macerie dei muri perimetrali.

 

Ma questo non impedisce ad Andrea Garuglieri, Attilio Tanini, Andrea Gigliotti, Giorgio Verniani, cultori del luogo, di portare il presepe nel punto esatto dove si trovava l’altare maggiore.

 

Siamo andati anche noi ad assistere a questa bellissima iniziativa. Il piccolo presepe è stato posto all’interno di un fungo che nasce su alcune piante adibito per l’occasione a grotta, dove si trovano i personaggi e per proteggerlo dall’intemperie, è stato posto all’interno di un secchio di plastica.

 

Dove sopra è stato incollato un foglio con su scritto: "Qui in questo posto sacro per tanti secoli i nostri avi ci han pregato: e per questo anche oggi Monte Martiri è chiamato. Ora con i tuoi passi con fatica fra questi rotti sassi ti hanno portato, guarda con rispetto e lascia tutto come hai trovato. Il Gruppo Archeologico del Chianti ti augura Buon Natale".

 

Attilio ha poi deposto il presepe mentre gli altri componenti hanno intonato la canzone di Natale Adeste Fideles.

 

Questo oratorio come ci spiega Andrea Garuglieri, era molto attivo già nel 1100 come riportato i documenti ed era stato dedicato a San Giusto martorizzato qui durante la persecuzione di Decio nel 250.

 

Probabilmente in questo luogo prima della costruzione dell’oratorio si praticava il culto pagano. Vi era anche una Confraternita e il 15 agosto, festa dell’Assunta, si ritrovavano molte persone. Tra l’altro vicino all’oratorio vi erano anche due pallai, dove si giocava a “palle”.

 

Nel luglio del 1944 ci fu una grande battaglia fra gli inglesi e i tedeschi in ritirata per la liberazione di Firenze, tra cui molte perdite umane e l’oratorio e i locali annessi, furono fortemente danneggiati dai bombardamenti.

 

Attilio ci spiega che in questo luogo furono martirizzati quarantadue persone residenti nella zona votati al cristianesimo.

 

A Cintoia c’era una centuria di romani con gli schiavi e un giorno, sapendo che in questo posto si erano rifugiati i cristiani, li raggiunsero e li crocifissero.

 

Tanto che in alcuni documenti si legge che il luogo era chiamato “Monte Rantuli” in quanto  si sentivano questi martiri “rantolare” prima di morire.

 

Adesso la cosa più giusta sarebbe riportare alla luce i resti di questi Martiri del Chianti, cosa possibile perché esistono documenti utili a localizzare dove si possono ritrovare.

 

Da anni i volontari del “Gruppo San Michele” sono pronti, “armati” di tanta buona volontà a scrivere definitivamente questa storia riportando alla sua dignità il luogo e per dare una degna sepoltura ai Martiri di San Giusto.

 

Chissà se il 2016 porterà finalmente a una svolta. Intanto ringraziamo Andrea Garuglieri, Attilio, Giorgio e Andrea per essere al momento i “custodi” instancabili di questo luogo.

di Antonio Taddei

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostieni il Gazzettino del Chianti

Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

Leggi anche...