SAMBUCA (TAVARNELLE) – Dopo la moria di pesci che si è verificata nel fiume Pesa il giorno di Natale, nel tratto che corre al centro della Sambuca, siamo tornati a vedere le condizioni del fiume.
E dobbiamo dire che sporgendosi dal ponte chiamato Romagliano (nome dato da un casale perduto, citato da Emanuele Repetti) dove passava la via Regia Romana, si può osservare la presenza di pesci in buona salute_ cosa che fa presagire lo scampato pericolo.
Non entriamo nel merito di cosa sia effettivamente accaduto (saranno le analisi di Arpat a stabilirlo), ma abbiamo risalito il fiume attraverso il percorso pedo-ciclabile partendo dal Masso di Particino, in via dell’Abate.
Un masso la cui presenza è collegata a San Giovanni Gualberto: si narra infatti che il diavolo che stava sulla collina, scagliasse dei grossi massi contro il santo. Che li fermava e piano piano e li faceva scendere fino a terra.
Poco più avanti si trova la Cappella di San Giovanni Gualberto, che all’interno racchiude il masso su cui il santo si sdraiava e che recherebbe impressa la forma del suo corpo.
A poca distanza, risalendo il bosco (purtroppo non esistono più le indicazioni per arrivarci) si arriva in uno spazio, dove si racconta che il santo, ormai anziano, era solito scendere a cavallo dalla Badia verso il Molino dell’Abate per incontrare i contadini, elargendo loro benedizioni.
Durante uno di questi spostamenti, San Giovanni Gualberto avrebbe incontrato il diavolo. Il suo cavallo, spaventato, sarebbe caduto a terra lasciando impresse nella roccia le impronte delle ginocchia e degli zoccoli, ancora oggi visibili.
Si prosegue e troviamo il vecchio Molino dell’Abate, oggi abitazione privata. Un incontro simpatico, proseguendo per Rignana, si fa arrivando in cima a una collinetta; dietro il recinto sostano degli asini di un centro di onoterapia.
Ritorniamo lungo la Pesa: l’acqua è cristallina, particolarmente pulita mentre nei punti più profondi il colore è azzurro, ed è possibile osservare piccoli e grandi pesci.
La vegetazione è rigogliosa, mentre il percorso a un certo punto si distacca dal fiume ed entra nel bosco. Si passa da sopra un tappeto di foglie uniforme, mentre spuntano qua e là funghi, bacche, e fiori come il maggiociondolo e il giglio di San Giovanni.
Infine eccoci al ponte di Rignana: sulla destra si apre la campagna e sulla sinistra la collina punteggiata da case coloniche e vecchie stradine in sassi.
Uno spettacolare percorso: di cui è impossibile non averne rispetto e tutela. E che vale davvero la pena scoprire.
di Antonio Taddei
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