GREVE IN CHIANTI – Oltre duecento persone hanno partecipato all'incontro “Non in mio nome”, dedicato al dialogo tra religioni e culture, promosso dall'associazione culturale Tiravento, dall'Arci e dall’istituto comprensivo di Greve e organizzato domenica 24 gennaio alla Casa del popolo di Greve in Chianti.
Nella sala affollatissima, un pubblico attento e coinvolto ha seguito gli interventi dei rappresentanti delle tre grandi religioni monoteistiche: Izzedin Elzir, Imam di Firenze e Presidente dell' Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche d'Italia), Rav Joseph Levi, Rabbino capo di Firenze e Padre Giancarlo Bruni, monaco Comunità di Bose, attualmente residente all'Eremo di San Pietro alle Stinche di Panzano in Chianti.
Tre esperienze diverse, tre sensibilità diverse che tuttavia hanno evidenziato la volontà di portare avanti, nel rispetto delle diversità, un percorso convinto di unità nel dialogo e nel rifiuto assoluto di violenza ed estremismi. Il dialogo, non solo interreligioso ma interculturale, come possibilità per dare una prospettiva e una speranza di pace fra i popoli, per costruire ponti nei paesi dove lo scontro fra popoli e fra culture è un’emergenza.
"L’altro è una ricchezza, una risorsa con la sua diversità”, concetto più volte ribadito nel corso della serata. Ferma la condanna nei confronti di guerre e violenze, che non possono essere fatte “in nome” di nessuna religione. – Le guerre sono tutte sporche – è stato detto – non esistono guerre sante, solo la pace è santa, così come non dobbiamo parlare di terroristi islamici, ma di terroristi.
Una risposta chiara, nei confronti di quanto sta accadendo anche di questi tempi, che spetta ai credenti e ai non credenti, che spetta anche alla scuola. In questo senso è stata molto significativa la presenza, fra i promotori, dell’Istituto comprensivo di Greve e delle insegnanti.
Dialogo e inclusione sono stati i protagonisti già a partire dal contributo musicale dei djambé dei rifugiati ospitati nel Comune di Sesto Fiorentino e dal ricco buffet multietnico preparato, nel rispetto di tutte le tradizioni, assieme ai rifugiati ospitati dal Comune di Greve, ai volontari delle associazioni promotrici e alla Comunità islamica grevigiana, che ha contribuito con un coloratissimo cous cous sistemato accanto ai piatti della cucina ebraica.
"Siamo molto soddisfatti, è stata una bella occasione di confronto ed è stato positivo promuoverla assieme alla scuola e al Circolo Arci di Greve – dicono i soci di Tiravento – Come Associazione culturale stiamo preparando anche iniziative su altri temi".
di Redazione
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