A casa dei “Pianistrucci”, alla vigilia delle loro nozze alla pieve di San Pietro in Bossolo

Verso i fiori d'arancio. Gabriele e Cecilia raccontano la loro storia, e la promessa fatta sul ponte di Calatrava

TAVARNELLE – A pochi giorni dal matrimonio, i “Pianistrucci” (così si legge sul campanello di Gabriele Pianigiani, classe 1986, originario di Tignano, e della 29enne Cecilia Castrucci, tavarnellina doc) ci aprono le porte di casa, al Mocale, a Tavarnelle.

Quella casa il cui acquisto, due anni fa, ha costituito una svolta importante. Ci hanno lavorato loro stessi, personalizzandola all’insegna dello stile che preferiscono: rustico, ma al contempo ricercato. Pieno di calore ed unico. Quella casa che li fa già sentire marito e moglie.

Cecilia, dopo mesi in cui ha ingannato la mente nei preparativi, adesso è (piacevolmente) in ansia. E si emoziona per qualunque cosa, anche una canzone in radio. Gabriele invece è tranquillo. Del resto si completano a vicenda.

Reduci dai folli addii al nubilato e al celibato (più di uno per entrambi!), lui ha fatto una serie di figuracce, tra cui fingersi un lavavetri. E ci è riuscito bene, vista la carnagione olivastra. Lei, tifosa bianconera, ha dovuto cantare l’inno della Fiorentina.

Ormai è tutto pronto per il grande giorno: il 15 luglio. Quando, alla Pieve di San Pietro in Bossolo, alle 16, il calciatore fallito e la ballerina mancata di Zumba (come si definiscono loro autoironicamente) convoleranno a nozze. Per poi dare il via ai festeggiamenti, a San Gimignano.

 

Cecilia e Gabriele durante uno dei loro viaggi

 

Ma facciamo un passo indietro e conosciamo meglio questa coppia. Impulsiva, generosa e testarda, Cecilia ha un sorriso che mette allegria. Ogni tanto non si fa mancare una sbirciatina al telefono di lui, giusto per stare tranquilla. Mentre Gabriele è pacato, semplice e riservato.

Incrociandola nei corridoi delle medie, lui ne è rimasto colpito sin da subito, ma lei non lo guardava nemmeno. Rincontratisi sette anni dopo ad un compleanno, stavolta è stata lei ad avvicinarsi: passaggio che Gabriele, nel racconto, ci sottolinea compiaciuto.

“Il discorso è partito dal fatto che mi facevano male i piedi, per via dei tacchi – ricorda Cecilia – Da quella sera abbiamo iniziato a sentirci. Ma i miei buoni propositi erano: a me viene a noia tutto, quindi dureremo poco”.

“Dato che era prossima alla maturità – interviene Gabriele – avevamo scommesso che, se avesse preso 100, l’avrei portata da qualche parte. Così fu. Andammo nell’agriturismo dei miei zii ad Orvieto: rimastoci nel cuore, ci siamo tornati più volte”.

Oltre alla Juve, una passione che li accomuna sono i viaggi. Hanno girato quasi tutta l’Italia e l’Europa, da soli o in compagnia degli amici: altra componente per entrambi fondamentale. Perché “se ciascuno ha i propri spazi ed è soddisfatto, non toglie nulla al partner. Anzi”.

“La prima vera e propria vacanza insieme è stata a Venezia – dicono ancora – E il caso ha voluto che, in questa città, sul ponte di Calatrava, abbiamo deciso di sposarci il 6 gennaio scorso. A dieci anni esatti dal fidanzamento”.  

Concludiamo chiedendo se esista un segreto per una relazione solida come la loro, durante la quale sono anche diventati zii dell’adorato nipotino Pietro.

“Per noi è venuto tutto da sé – rispondono – Non sempre la pensiamo allo stesso modo. E, in tal caso, ci veniamo incontro. Ad esempio, la fede ad uno piaceva di 4 millimetri e all’altra di 3,5: allora abbiamo optato per 3,8. Una differenza impercettibile all’occhio, vitale per il rapporto”.    

 

Dunque non ci resta che fare i nostri migliori auguri agli inimitabili Gabriele e Cecilia!

 

di Noemi Bartalesi

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