TAVARNUZZE (IMPRUNETA) – “Enrico era una persona buona. Un uomo che non avrebbe fatto male a nessuno”.
E’ una frase che abbiamo sentito più volte parlando con chi ha conosciuto Enrico Puccioni (anche se il nome completo era Enrico Maria), 49 anni, tavarnuzzino, proprietario del bar “Lo Scalino” a Tavarnuzze, scomparso nei giorni scorsi. Presto. Troppo presto.
Grande lavoratore Enrico. Da giovane lavorava per “il Mencherini”. A 19 anni si fidanzò con Barbara, che sarebbe poi diventata sua moglie e socia al bar. Lo è stata sempre, anche dopo che le loro strade si sono separate.
Aveva iniziato a conoscere il mondo della ristorazione e facendo qualche serata alla pizzeria “Lo Spela”, al Ferrone, per aiutare proprio la fidanzata e il suocero: poi andò a lavorare fisso lì, in quella pizzeria che è da sempre un punto di riferimento nella zona.
Dopo un po’ di anni Enrico e Barbara decisero di intraprendere l’avventura del bar (“Lo Scalino” appunto) a Tavarnuzze.
Enrico apriva alle 6 e chiudeva alle 20, tutta la sua vita ruotava attorno al bar. Era una sorta di punto di riferimento per il paese. Come lo sono i bar gestiti con cuore e passione.
“Io lo conoscevo da oltre trent’anni – ci racconta Riccardo Sedda, un amico storico – Che posso dire… che era una bravissima persona. Ricordo che a 18 anni ero a fare il militare a Firenze, facevo un sacco di guardie, non uscivo mai, e lui veniva a portarmi la fidanzatina dell’epoca perché potessi passarci due ore insieme visto che lei non aveva né auto né motorino”.
“Siamo cresciuti insieme – conclude Riccardo – facendo week end, vacanze. Ci siamo visti tante volte. Era uno che parlava tanto, bisognava… sparargli per farlo stare zitto. Del resto era abituato a stare al pubblico: il bar era luogo di lavoro e di vita, per me è stato sempre il punto di appoggio in zona. Insomma, Enrico era un buono”.
“Aveva sempre un sorriso per tutti – fa eco Lucilla Lepri, tavarnuzzina, commerciante, sempre attiva nella vita del paese – una battuta. La colazione da Enrico era, per tantissimi, un appuntamento fisso per iniziare bene la giornata. Ci mancherà”.
“Mi associo alle condoglianze di tutto un paese – conclude Alessio Calamandrei, in questo caso più da tavarnuzzino che da sindaco – dove Enrico e il suo bar rappresentano da anni un punto di riferimento: tra l’altro era stato, come me, un pallanuotista. Mando un abbraccio alla famiglia per una morte arrivata, purtroppo, troppo presto”.
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