BAGNO A RIPOLI – Sono righe piene di amarezza quelle che la Croce Rossa di Bagno a Ripoli affida ai propri canali social.
Scritte da un’associazione in prima fila fin da subito in questa drammatica emergenza sanitaria. Con donne e uomini che stanno dando tutto. Anzi di più. E che però si stanno trovando di fronte all’ignoranza. Come purtroppo è accaduto anche, ad esempio, ad infermieri un po’ in tutta Italia.
“Ma come! Continui a fare servizio sull’ambulanza?”. “ Preferirei che non facessi più servizi in ambulanza in questo periodo”.
“Sono solo due delle tante frasi – dicono dalla Cri ripolese – che purtroppo alcuni volontari si sono sentiti dire durante questa emergenza. Uomini e donne che tornati dai servizi di soccorso vengono trattati come untori, minacciati di licenziamento, discriminati dai vicini che temono contagi da chi va a prestare soccorso su pazienti Covid o sospetti tali. Tutti pregiudizi basati sulla paura ma che non trovano fondamenta”.
“Per questi episodi – continuano con amarezza – molti volontari di associazioni di volontariato come la nostra, hanno dovuto loro malgrado, interrompere i servizi nonostante siano persone non solo adeguatamente formate e preparate nell’affrontare un emergenza, ma operano nel pieno rispetto delle norme, utilizzando adeguati dispositivi di protezione, necessari per evitare il contagio attivo e passivo del virus. Oltre alla condivisione dei vari protocolli con le aziende sanitarie locali”.
“I nostri volontari – rivendicano – durante questo periodo sono stati anche costantemente aggiornati sui dispositivi di sicurezza e sulle procedure da seguire, proprio per tutelarli, perché la loro salute è un punto fondamentale dell’agire del nostro Comitato. Siamo molto dispiaciuti per questi episodi che macchiano quel tessuto sociale che in questi giorni abbiamo sentito grato e vicino”.
“Abbiamo scelto – concludono – di essere dalla parte di chi ha bisogno “ovunque e per chiunque” e di fare di questo tempo, il tempo della gentilezza, fatto di azioni concrete, solidali e di soccorso e continueremo a farlo anche a nome di chi fra di noi ha dovuto fermarsi”.
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