CHIANTI FIORENTINO – Ancora fresco l’allarme diffuso ieri l’altro dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla cancerogenità della carne rossa, degli insaccati, della carne lavorata.
Un boom mediatico, quello che ha fatto seguito alla pubblicazione degli studi, che ha rappresentato (e sta rappresentando) un vero e proprio terremoto. Soprattutto mediatico.
Con Il Gazzettino del Chianti abbiamo ritenuto opportuno occuparcene senza isterismi né allarmismi. Ovviamente a modo nostro… ovvero intervistando chi, nei comuni chiantigiani, la carne e gli insaccati li vende ogni giorno. Da anni, da decenni.
Macellai, beccai come si diceva una volta, nelle cui parole abbiamo trovato un po’ di preoccupazione. Ma, soprattutto, un forte orgoglio per l’ottima qualità del prodotto proposto.
E, anzi, in molti prevale l'idea che tutta questa tempesta alla fine porterà a galla una verità: che di carne se ne deve mangiare una quantità giusta, e che sia di qualità. Sia a livello di produzione che di lavorazione.
Sull’importanza di un consumo moderato si trovano un po’ tutti d’accordo i macellai dei nostri comuni. Quindi eccole, in una vera e propria carrellata, le loro impressioni a caldo.
QUI SAN CASCIANO
“Ancora una volta la nostra categoria viene tirata in ballo per i problemi sulla carne – inizia Stefano Secci, della Macelleria Secci di San Casciano – E, come spesso capita, si fa di tutt’erba un fascio”.
“Nei nostri negozi – prosegue Secci – si trova solo carne realizzata con arte, mestiere e passione. Niente chimica.”
“E noi – conclude – abbiamo condiviso le ricerche scientifiche che mostrano i vantaggi di un uso intelligente di un prodotto indispensabile per il benessere”.
“E’ un terrorismo mediatico – la parola passa a Casini Carni, sempre di San Casciano, in via Roma – volto a destabilizzare l’intera filiera”.
“Comunque credo che noi piccoli commercianti ne avremo un ritorno – dice – La notevole differenza di prezzo rispetto ai supermercati è motivata da una qualità nettamente superiore. Compro il top del top”.
“Non è indispensabile che la carne sia italiana – spiega ancora Casini – Facciamo parte della comunità europea e i prodotti circolano. Basta che l'animale sia stato nutrito in modo sano e che la merce sia controllata”.
QUI TAVARNELLE
“Come sempre, ieri ed oggi – fa eco Morando Morandi, macellaio di Tavarnelle – in bottega abbiamo esposto prodotti provenienti dall’Italia e in gran parte dalla Toscana”.
“Alcune persone hanno domandato – racconta – Ma si sono serviti da noi anche tanti, specialmente coppie giovani con bambini, che non avevo mai visto: magari si fidano di più a prendere la carne fresca sul banco che quella confezionata al supermercato”.
“Già da tempo peraltro – fa presente Morandi – il consumo di carne rossa è stato spesso sostituito con il pollame, più conveniente e veloce da preparare”.
“La gente ne parla – da Tavarnelle dice la sua anche la Macelleria Consortini – Ma riconosce che il discorso riguarda la grossa distribuzione: sono incriminati i polifosfati e i nitriti, inseriti nei salumi per mascherarne la qualità non proprio ottima”.
“Sebbene possa apparire in contrasto con il mio mestiere – dice – Ritengo che non sia necessario mangiare carne tutti i giorni. Però quel poco che basta deve essere sano. E se è sano lo rivela la provenienza”.
“Mi sembra un allarmismo inutile – interviene la Macelleria Parti di San Donato in Poggio – Ogni tipi di abuso danneggia la salute”.
“Un chilo di carne al giorno è nocivo quanto un fiasco di vino – continuano dalla macelleria sandonatina – La cosa migliore è la dieta mediterranea, ovvero mangiare un po’ di tutto”.
QUI GREVE IN CHIANTI
“Diversamente dal caso della "mucca pazza" – inizia il macellaio grevigiano Giovambattista Fabiani – stavolta da parte dei media è stata fornita un’informazione corretta”.
“Ieri ho lavorato regolarmente – racconta – Due o tre clienti mi hanno fatto qualche domanda, ma hanno comprato sia la fettina che il wurstel”.
“Il nostro è un prodotto fresco – aggiunge il proprietario della Macelleria Fabiani, pieno centro storico grevigiano – Privo di conservanti, ha soltanto tre giorni di scadenza. Sono il primo consumatore della mia carne: ci tengo alla salute, mia e dei miei clienti”.
“L’allarme è importante e al tempo stesso spropositato – questo il punto di vista dell’Antica Macelleria Falorni di Greve in Chianti – Mette in relazione i rischi di alcool e fumo con quelli dell’alimentazione. E sicuramente danneggerà la filiera, dal produttore al commerciante”.
“E’ giusto avvertire di moderare il consumo – prosegue – Tuttavia esso negli ultimi anni si è già ridotto. E anche di parecchio”.
QUI IMPRUNETA
“Per adesso non abbiamo notato nessun calo – e proprio mentre il proprietario della Macelleria Nannicini di Impruneta lo dice… ecco che entra un cliente – Corrispondente ad una giusta quantità, il consumo di carne non è assolutamente dannoso”.
QUI BAGNO A RIPOLI
“Si tratta – tocca adesso a Massimo Failli della Macelleria Tacconi a Grassina – di studi condotti non su italiani, ma su altri popoli che si nutrono in modo completamente diverso da noi”.
“L’importante è lavorare carne e salumi di qualità – spiega – La nostra, come quella di tutti i macellai in genere, è sana. Nasce e viene allevata in Toscana”.
“Ciò che rivelano le ricerche – inizia Alfredo Paoletti, dell'omonima macelleria all’Antella – lo sappiamo da molto tempo”.
“Basta basarsi sulla genuinità del prodotto – dice ancora concludendo – ed informare il più possibile la clientela. Che, diversamente da altri momenti di crisi, non è spaventata: cerca anzi qualcuno che possa darle sicurezza sulla merce”.
di Noemi Bartalesi
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