SAN DONATO IN POGGIO (TAVARNELLE) – Non avevamo scritto niente sulla vicenda della ragazzina di 13 anni di San Donato in Poggio che, mercoledì 15 febbraio, ha sconvolto una intera comunità lanciandosi dalla finestra di casa.
Nessun accenno a un evento terribile come questo. In un momento in cui, peraltro, nessuno era in grado di valutare le cause scatenanti, deontologia impone di mantenere il massimo riserbo: per proteggere la ragazzina, la famiglia. Per scongiurare pericoli di emulazione.
Ne scriviamo adesso poiché, di fronte a voci (qualcuna anche scritta nero su bianco) di presunti episodi di bullismo alla base di un gesto così terribile e ultimativo, bisogna essere chiari e netti.
Non esiste, al momento, nessun riscontro che possa far pensare a un'ipotesi del genere. Che, peraltro, metterebbe in moto un percorso di indagine nelle frequentazioni della bambina: a scuola e fuori.
Insomma, prima di parlare di bullismo bisogna andarci cauti. Molto cauti. E iniziare a parlarne solo se e quando ci saranno evidenze investigative in questo senso. Ad oggi inesistenti.
I carabinieri della Stazione di Tavarnelle stanno portando avanti tutti gli accertamenti di rito, senza lasciare niente al caso, non mancando della consueta delicatezza in casi del genere.
Ne scriviamo adesso anche perché, in mezzo a un buco nero di domande e interrogativi, a un dramma privato, c'è da dare una buonissima notizia che aprirà il cuore a tutti: la bambina non è più in prognosi riservata, non rischia più la vita.
Un sospiro di sollievo indicibile di fronte a quello che è accaduto. Un volo senza nessun tipo di ostacolo. Una caduta dalla quale, chi ha avuto modo di capirne e valutarne la dinamica, non ci si salva praticamente mai. E invece pare proprio che si sia compiuto il miracolo.
di Matteo Pucci
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