BARBERINO TAVARNELLE – E’ un David Baroncelli preoccupato quello che si presenta alla diretta Facebook di oggi, sabato 13 marzo, per annunciare le misure restrittive assunte per arginare il contagio nel comune di Barberino Tavarnelle.
Preoccupato ma anche deciso, risoluto. E anche un po’ arrabbiato. E che guarda metaforicamente in faccia i suoi cittadini, chiedendo a ognuno di loro di assumersi le sue responsabilità.
In una situazione in cui o se ne esce come comunità, o si perde come singoli. Una situazione che vede il comune di Barberino Tavarnelle fra i peggiori dell’area metropolitana: che rimane in zona arancione, ma rafforzata. Un “arancione scuro”, come va di moda definirlo in questi (amarissimi) tempi di pandemia.
“Con fatica e sofferenza – inizia Baroncelli – siamo a prendere decisioni rigide e dure per potenziare la zona arancione in cui siamo inseriti. Lo avevo annunciato soprattutto nell’ultima diretta, dopo il nuovo decreto che impone misure restrittive in caso di 250 casi/100.000 abitanti (settimanali)”.
“Purtroppo – mette subito in chiaro – il nostro comune non ha dato un segnale di risposta positiva, e la situazione è andata ad aggravarsi. Avevamo visto una flessione iniziale, ma poi siamo andati a peggiorare. Dal 6 marzo a oggi abbiamo avuto 50 nuovi casi di positività. C’è una situazione generale che porta preoccupazione anche per l’aumento dei ricoveri ospedalieri, che non avevamo visto in un intero mese. A questi concittadini vanno vicinanza e solidarietà”.
“Ci siamo quindi trovati a prendere una serie di provvedimenti – annuncia – che sono volti a non portare il nostro comune in zona rossa, ma contingentare al massimo le situazioni di contatto, di potenziale contagio, attraverso strumenti che ci aiutino a resistere. Non abbiamo fatto ricorso a una zona rossa comunale che, con il presidente Eugenio Giani, abbiamo concordato avrebbe avuto poco senso. E avrebbe causato ulteriori danni ad attività che invece possono continuare a svolgersi”.
Ma Baroncelli è ulteriormente diretto nei confronti dei cittadini: “Abbiamo preso delle misure che avevamo già preannunciato. Abbiamo 12 agenti e 12mila abitanti: se pensate che si possa limitare solo con il controllo pensate male. Abbiamo avuto, purtroppo, comportamenti ancora più scorretti e contagi aumentati fino a questo livello”.
Quindi, da domani mattina, chiusura delle aree a verde pubblico, dei parchi pubblici, tutto chiuso: “Si può solo passare – dice Baroncelli – ma non ci si può sostare né, tanto meno, creare assembramenti. Fino al 21 marzo”.
E poi, “forte raccomandazione a tutti gli esercizi commerciali, e in particolare media e grande distribuzione, di attuare un contingentamento degli ingressi. Con controlli anche all’esterno. I negozi di nostri paesi si sono sempre comportati bene”.
Poi, come già noto dal pomeriggio, “abbiamo predisposto la chiusura di tutte le scuole, di ogni ordine e grado, con ordinanza della Regione Toscana”.
E ancora, “mercati settimanali ridotti come in zona rossa, ovvero solo con i banchi di prodotti alimentari”.
Capitolo sport e tempo libero: “Abbiamo avuto un lungo confronto con le associazioni culturali, le associazioni sportive e i loro presidenti, che si sono allineati all’iniziativa e per prudenza hanno sospeso ogni attività, con l’esclusione di alcuni ambiti nazionali, per tutta la settimana in cui saranno chiuse le scuole. Ci stanno dando una forte, grande e doverosa mano. E di questo non posso che ringraziarli”.
“Ci siamo attivati con carabinieri e polizia municipale – annuncia – da domani partiranno le chiusure, con la notifica delle ordinanze nelle aree pubbliche. E i controlli sul territorio. Chiediamo un aiuto dai cittadini, ma saremo rigidi al massimo possibile”.
Ed è ancora duro nel chiarire che “ad oggi non abbiamo avuto riscontro nei comportamenti che avevamo chiesto ai cittadini. E’ con grande sofferenza che siamo a porre in essere questi atti, che devono proteggere la comunità. Non indichiamo responsabili, la responsabilità è collettiva. Con questi numeri siamo fra i peggiori comuni della Città Metropolitana di Firenze”.
“Negli altri comuni del Chianti fiorentino – ha chiarito – viaggiano su 2-3 casi al giorno, noi dai 6 agli 11-12 casi al giorno. E non possiamo pensare di trovare soluzioni immediate se non ci auto regolamentiamo e non ci diamo una mano tutti. Dobbiamo lavorare insieme, e capisco tutte le difficoltà che abbiamo di fronte”.
“Non abbiamo portato interamente il comune in zona rossa – precisa – in particolare per quanto riguarda le attività commerciali ed economiche. Abbiamo potenziato la zona arancione. Questi numeri devono essere invertiti: in primis per riaprire le scuole. Bisogna stringere i denti, per noi è una partita in salita. Non è normale che San Casciano sia a 165/100.000 e noi a 364/100.000”.
Perché, dice ancora Baroncelli, “abbiamo visto scene che non vanno bene: in piazza Matteotti, al Parco del Mocale, in pineta a Barberino, sotto al parcheggio in piazza Matteotti, nelle piazze delle frazioni. Un certo tipo di atteggiamento che non va bene. Possiamo uscire a passeggiare, fare attività sportiva. Ma rispettando le regole. Tiriamo il freno a mano prima della zona rossa, in una discesa che nelle ultime settimane non ha avuto limiti: avevamo detto che c’era un problema, e l’ultima settimana è stata un bagno di sangue. Con avvisaglie anche di riunioni nelle case che hanno portato contagi”.
“Noi cercheremo di fare controlli al massimo – riprende ancora – ma così non va bene. Dissi che eravamo la maglia nera del Chianti, vediamo di non diventare la maglia nera della Città Metropolitana”.
“Altro tema importante è la presenza delle varianti – ricorda – riscontrate nei casi di positività del nostro territorio, anche nelle scuole, in particolare la variante inglese. Varianti che sappiamo quanto possano essere impattanti. Le scuole funzionano bene e svolgono con precisione il loro lavoro ma vanno protette dai contagi che sono aumentati troppo fuori”.
“Abbiamo numeri in calo nella parte più anziana – specifica – e in rialzo in modo importante in quella più giovane: e anche nei ricoveri ospedalieri. Ospedali in cui sono già ai limiti. Io vorrei che se ognuno di noi avesse la sfortuna di incappare in questo virus, trovasse posto negli ospedali. Dobbiamo fare attenzione, perché il sistema sanitario rientra in crisi. E ci cura peggio”.
Poi chiude con un monito. Per tutti: “I malati non stanno bene. Ci sono sintomi maggiori: febbre alta, dolori, svenimenti, e in questi ultimi casi sono più forti. E’ peggiorata anche la condizione media sanitaria. Le sintomatologie ci sono anche in persone con stati di partenza di salute buoni”.
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