SAN DONATO IN POGGIO (TAVARNELLE) – Le scosse sismiche del mese di dicembre 2014, che per sicurezza portarono una domenica a celebrare le Sante Messe fuori dalle chiese per motivi di sicurezza, hanno creato un “terremoto interno” tra i fedeli di San Donato in Poggio.
Il motivo? Un paio di episodi nel quale due fedeli si sono resi protagonisti poiché fu negato loro, dal celebrante arrivato da una parrocchia vicino a San Donato in Poggio, in sostituzione del parroco don Luca Zanaga, la particola sul palmo delle mani per fare la comunione, porta solo alla bocca.
Tutto questo creò un primo malumore, ma la cosa non terminò lì. Perché in una seconda circostanza, stavolta durante la Santa Messa celebrata all’interno della Pieve, l’episodio si ripeté sempre con i soliti fedeli e con un aggravante, in quanto si riscaldarono gli animi con tanto di un episodio increscioso.
Nel passare del tempo la situazione sembrava tornata alla normalità, ma a “rinfocolare” il tutto, ci ha pensato Gigi di Caino, una sorte di cantastorie in rime, un "Pasquino sandonatino", che pochi giorni fa ha tappezzato il paese di San Donato in Poggio con volantini su questo episodio (lo potete leggere scorrendo la fotogallery qui sopra).
Ma non solo, si legge anche che al parroco di San Donato in Poggio siano arrivate "minacce, scritte da blasfem manacce".
E in paese cosa dicono? La maggior parte è a favore di don Luca: "Le malelingue aprono la bocca senza sapere cosa dicono – ci dice una signora risentita – nel periodo di Pasqua c’è stato anche chi si era scandalizzato perché durante un funerale non è stata data la comunione. Ma non è stata una scelta del sacerdote, semplicemente durante la Settimana Santa in quel giorno la comunione non si fa!".
Superata la diffidenza anche un’altra signora rimasta in disparte ad ascoltare dice la sua: "Qui a San Donato sono già passati quatto preti. Quest’ultimo ha detto dall’altare che riceve perfino lettere poco carine nei suoi confronti. Purtroppo ci sono persone cattive: io però gli do il giusto peso, vado alla Messa, prego e poi torno a casa facendomi i fatti miei. Così dovrebbero fare anche gli altri".
A questo punto siamo andati a parlare con don Luca, il quale ci ha accolto con un sorriso.
Don Luca facciamo un po’ di chiarezza?
"Tutto è nato da una coppia di persone che ha montato una storia durante la Messa celebrata da un parroco che mi sostituisce. E devo dire che non essendo capitata a me, mi ha fatto ancora più dispiacere. Tra l’altro sono persone che vengono da un altro comune".
Come sono andate le cose?
"E’ stato un malinteso che si poteva chiarire subito: e se la prima volta ha creato malumore, quando sono tornati la seconda volta hanno inscenato una brutta azione addirittura scavalcando la balaustra e prendendo il microfono cercando di parlare. Devo dire che in quell’occasione i parrocchiani sono stati intelligenti a non reagire, perché è stato un episodio talmente folle che poteva degenerare in malo modo".
Don Luca, ma chi si comunica ha diritto a ricevere la comunione nelle mani?
"Non è una regola della Chiesa: nel 1989 fu approvata questa forma dalla Conferenza Episcopale italiana, ma non dalla Chiesa di Roma. Non è un decreto della Chiesa cattolica, così ogni paese si è regolato come ha creduto meglio. Il sacerdote in questione non è che abbia negato la comunione, questo è chiaro. Dobbiamo tenere presente anche che sono avvenuti episodi, non da noi, in cui invece di portare la particola consacrata in bocca, questa è stata nascosta per poi farne un uso distorto".
Ovvero?
"Rubata allo scopo di compiere in seguito riti esoterici. In alcuni casi sono state rubate perfino le particole consacrate dal Ciborio. Ma tornado a noi, la cosa adesso è stata chiarita, tra l’altro devo dire che per una volta abbiamo dalla nostra parte anche… Gigi di Caino!".
Lasciamo don Luca con una forte stretta di mano: perlomeno questo gesto è un segno… di civiltà.
di Antonio Taddei
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