SAN DONATO IN POGGIO (TAVARNELLE) – San Donato in Poggio non ci sta a veder chiudere l'ufficio postale senza combattere: così associazioni e cittadini si stanno dando da fare, cercando di coinvolgere anche tutti coloro che si stanno muovendo nelle frazioni chiantigiane da cui Poste Italiane vuol togliere i presidi (La Romola, Marcialla, Lucolena), per rendere evidente il loro dissenso totale.
"Ancora una volta ci tagliano i servizi – scrivono in un documento pubblico – questa volta le Poste Italiane calano la loro mannaia su inconsapevoli cittadini, che hanno l'ardire di vivere in piccole frazioni di campagna, dove non esiste trasporto pubblico decente (già tagliato), dove i negozi e le attività commerciali sono già chiuse o al limite della sopravvivenza, dove non ci sono strutture sanitarie o ambulatori. E dove ancora i servizi, nella loro accezione, sono scarsi o non esistono proprio".
"Speravamo – proseguono – che Poste Italiane, dopo che avevano ampliato i servizi, quasi come le banche, si facessero vanto di servire tutto il territorio italiano e dare opportunità a tutti di avere quel minimo di vicinanza a quello che è rimasto un servizio che rappresenta lo Stato".
"Certo ci siamo sbagliati – dicono amaramente – di noi si ricordano solo, quando si parla di mantenere il paesaggio, di mettere nuovi vincoli e nuove tasse come l'Imu per i terreni agricoli, bene ci avete colpiti ma ancora non affondati".
A San Donato del resto si sa… sono battaglieri: "Vi vogliamo dire alcune cose, che certo saprete e che avete valutato ma giova ogni tanto ricordare. Chi vive in campagna, come noi, presidia il territorio, di cui tanto vi sciacquate la bocca quando parlate di Chianti; fa sì che con grandi sacrifici, anche economici possa garantire al turista e al mondo di beatificare questi luoghi".
"Si accolla l'onere ed il sacrificio di fare decine di chilometri per fare una visita specialistica – rammentano – per fare un qualsiasi documento amministrativo senza la possibilità di avere la tramvia sotto casa. Che dire per i ragazzi che fanno sport, gli anziani che hanno bisogni sempre più crescenti…".
"Oggi possiamo dire – riflettono – senza nessuna forma di smentita, che dopo tutti i tagli che lo Stato ha fatto sui trasferimenti ai Comuni, in queste comunità tutte le attività sono garantite solo grazie al volontariato. Che nell'ambito sociale, ricreativo e culturale fa vivere e dà risposte a migliaia di cittadini".
"Se questi volontari facessero come Poste Italiane – accusano – e seguissero il ragionamento della rendita e della riorganizzazione, avrebbero già chiuso da tempo. E addio Chianti addio bellezze e tradizioni addio ad un mondo che voi, non conoscete e che volete che sparisca al più presto, perché sui numeri, i vostri numeri non esiste. Il nostro appello è indirizzato alle amministrazioni comunali, affinchè si facciano portavoce delle nostre realtà ed esigenze minime vitali. Alla Regione Toscana, che non si ricordi solo di noi quando si parla di paesaggio di vino e di olio. E che anzi ci aiuti, almeno a mantenere, quel poco di servizi socio-sanitari che ci sono rimasti".
"Allo Stato italiano – rincarano -che così perde l'unico presidio che lo ricordi: l'istituzione delle Poste Italiane ha consentito nei tempi di essere presente sul territorio e vicino alla popolazione".
"Resta inteso – concludono – che non ci arrendiamo e faremo il possibile, con tutti i mezzi che la nostra legge ci consente. Chiediamo sin da subito un confronto pubblico, con i responsabili di Poste Italiane, tramite le amministrazioni locali, l'Anci e la Regione Toscana per far sì che questa scellerata decisione venga annullata".
di Redazione
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