Le riflessioni su primarie e parlamentarie. Ma anche sul futuro di Tavarnelle e Barberino

Ex sindaco di Tavarnelle, consigliere provinciale: Stefano Fusi è persona da sempre capace di grandi sintesi politiche. In questa intervista al Gazzettino ripercorre l'esito delle primarie del Pd, dà la sua visione del ruolo politico del Chianti (molto pessimista in questo caso) e ci parla del suo futuro.

 

Primo turno primarie, ballottaggio Renzi/Bersani, Parlamentarie Pd: una sua valutazione generale dell'intero percorso?
"Sicuramente molto positiva , una bella prova di partecipazione e democrazia diretta:  3,5 milioni di persone hanno espresso la propria opinione su chi debba guidare la coalizione di centro sinistra alle prossime elezioni . Tutto questo in un periodo nel quale il distacco dei cittadini dalla politica è  profondo e troppi partiti sono “personali", assolutamente privi di dialettica interna,  luoghi di discussione e partecipazione.  E’ stato un bell’esempio di buona politica, ha fatto sicuramente bene al Partito democratico ma più in generale a all’Italia. Io ho sostenuto convintamente Bersani e sono molto contento che abbia prevalso ma devo riconoscere a Renzi la forza delle sue proposte e l’aver vinto nettamente in Toscana, nella provincia di Firenze e nel Chianti".

 

Quale invece quella sui risultati delle Parlamentare a livello chiantigiano?
"La valutazione sulle Parlamentarie nel Chianti è anche questa positiva . Più di 3.000 persone sono venute per la terza volta a votare per esprimere i nostri candidati al Parlamento. Questa selezione attraverso la partecipazione degli iscritti e degli elettori era assolutamente necessaria  considerato che l’attuale pessima legge elettorale , il “porcellum",  prevede la lista bloccata regionale. I risultati sono in linea con quanto è avvenuto in tutta la provincia: ai primi posti le donne e le persone più giovani, una maggiore compattezza di voto sui candidati vicini a Renzi ed una maggiore dispersione  su  quelli che si ispirano a Bersani. Mi auguro, alla luce di questa bella prova di democrazia,  che le persone che saranno inserite in lista come quota nazionale non siano  politici  perché avrebbero dovuto fare anche loro le primarie, od ancora peggio siano segretari personali … C’è poi un fatto evidente che riguarda il Chianti Fiorentino:  ancora una volta non abbiamo espresso un candidato e nemmeno siamo stati in grado di fare una sintesi su altre candidature".
 

Come ne esce il Pd e come si deve muovere in vista delle politiche di fine febbraio?
"Il Pd esce molto bene da questo triplo giro di consultazioni: con una leadership rafforzata, con una immagine rinnovata, con una classe dirigente rinnovata e con una crescita di consensi. Dovremo continuare su questa strada con una proposta politica e programmatica chiara su alcuni punti: lavoro, giustizia sociale, legalità, diritti civili,  politiche di accoglienza ed inclusione dei migranti, difesa dei servizi pubblici e dei beni comuni, sostegno alla crescita dell’economia reale, alle produzioni e contrasto alle speculazioni finanziarie, al predominio dei mercati finanziari. Sono dell’opinione che occorre cambiare molte delle  manovre  imposte  dal Governo Monti, che hanno  creato recessione economica, imposto sacrifici in gran parte solo ai ceti meno abbienti ed ai  pensionati, strangolato gli enti locali, peggiorato sensibilmente le condizioni dei servizi sociosanitari, della scuola e dell’università".

Torniamo sul livello locale: quale il futuro della zona del Chianti? A livello istituzionale? E politico, quale la sua rappresentanza?
"Come accennavo prima il Chianti per l’ennesima volta ha perso una occasione per dimostrare che esiste… . Purtroppo questa situazione dura da anni e non sono state fatte politiche adeguate per superare questa evidente debolezza strutturale. Sul futuro ritengo dobbiamo fare una profonda riflessione per rilanciare e rafforzare la coesione politica ed una chiara e solida strategia di zona. A livello istituzionale va segnalata la bella e positiva esperienza  dell’Unione dei Comuni Barberino-Tavarnelle-San Casciano. Fra tre mesi si vota all’Impruneta e tra poco più di un anno ci saranno le elezioni negli altri comuni, il tutto condito con una incertezza sul futuro della Provincia di Firenze che dovrebbe diventare Area Metropolitana , quindi  c’e’ molto da lavorare".

Parliamo invece un po' del suo futuro: si vede re-inserito nel contesto chiantigiano o guarda altrove?
"Mi sono sempre sentito parte integrante di questo bellissimo territorio, sia a livello politico/istituzionale ma anche sociale, culturale ed ovviamente sul piano familiare, degli affetti e delle amicizie.  Anche se molti dei miei interessi vanno in luoghi “lontani" (Africa, Medio Oriente, Nuova Zelanda) mi sento davvero molto radicato nel Chianti, anzi potrei dire che proprio queste profonde  radici mi fanno apprezzare ancora di più la dimensione internazionale e la proiezione in altre  realtà. La  bellezza del viaggio, dell’incontro con  mondi diversi è anche  nel “rientrare a casa" … . Vorrei poter continuare a vivere, lavorare, impegnarmi per cercare di coniugare una forte identità locale con un modo globalizzato ed interdipendente".
 

Per lei, nato a Barberino Val d'Elsa, se il partito le chiedesse la disponibilità a guidare quel Comune?
"Fare il sindaco come ho sempre detto è una delle esperienze più belle ed intense che una persona che ama la politica e l’impegno sociale può vivere. Credo che il candidato del Pd alle prossime elezioni a Barberino uscirà non da una decisione solitaria presa all’interno dei gruppi dirigenti politici ma da una consultazione attraverso le primarie. Mi pare che lo scenario, considerato anche  che manca ancora  più di un anno, è  ancora tutto da definire. Sarà una scelta importante anche perché la successione a Maurizio Semplici, che ha governato molto bene in questi 10 anni ed  ha cambiato il volto di Barberino, non sarà facile".

Come vede infine il futuro di Tavarnelle? Fusione con Barberino senza tentennamenti, oppure scettico come il sindaco barberinese Maurizio Semplici?
"Sono ovviamente per la fusione che ritengo un processo storico, sociale, culturale politico oramai avviato e non più arrestabile. E non solo per l’esperienza molto positiva prima delle gestioni associate e poi dell’Unione dei Comuni,  ma perché è evidente che  il processo lo hanno avviato da tempo i nostri cittadini, le nostre comunità che interagiscono senza pecepire più i confini amministrativi. Con l’occhio rivolto alla storia più profonda dei nostri territori vorrei, inoltre, ricordare che la divisione dei Comuni avviene dopo circa 600 anni di storia sociale, economica, culturale  vissuti in una unica comunità politico/istituzionale che aveva il proprio epicentro prima a San Donato e successivamente a Barberino.  Non ci sono forzature “amministrative" da fare ma credo occorra  avviare da subito processi partecipativi assieme alle forze politiche con i cittadini, con le associazioni, con le categorie economiche. Penso, infine, che sia necessario far rientrare  l’obbiettivo della fusione  all’interno del percorso di riorganizzazione istituzionale che il prossimo Governo riattiverà sul sistema degli enti locali, sicuramente sulle Province ma sono convinto anche sui Comuni ed in particolare su quelli di piccole dimensioni".

di Redazione

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