Gli esuberi dovrebbero essere 50 a Inveruno e 20 a Tavarnelle: sindacati sul piede di guerra

SAMBUCA (TAVARNELLE) – Le lettere che annunciano le 70 procedure di mobilità per altrettanti lavoratori considerati in esubero (tradotto in parole povere, 70 licenziamenti) potrebbero arrivare entro la fine di luglio. Magari con l'obbiettivo (con l'arrivo di agosto) di evitare la prima, durissima reazione da parte di lavoratori e sindacati.

 

"Ma se l'azienda pensa questo – dice Roberto Bacci, della Flai Cgil del Chianti – ben presto si toglierà questo pensiero dalla mente. Non ci smonteranno in nessun modo, saremo duri e la difesa del posto di lavoro procederà serrata".

 

L'azienda in questione è la Carapelli. Anzi, in realtà il gruppo Deoleo, proprietario degli stabilimenti di Sambuca (Carapelli appunto) e di Inveruno (Lombardia). E di altri marchi storici dell'olearia italiana come Bertolli e Sasso.

 

Nei giorni scorsi l'annuncio, da parte del gruppo, delle lettere in partenza: nell'incontro, svoltosi presso l'Unione Industriali, i sindacati hanno chiesto subito all'azienda di ripensarci. Di procedere in forme diverse, usufruendo di ammortizzatori sociali, e di non licenziare 70 persone: da una prima stima, cinquanta a Inveruno e una ventina a Tavarnelle.

 

Ha fatto seguito il coordinamento sindacale (Cgil, Cisl e Uil) , riunitosi a Firenze il 16 luglio, ha respinto ufficialmente la proposta dell'azienda: "Si tratta – si legge in un documento – di un atteggiamento irresponsabile che dimostra la totale assenza di un piano industriale credibile e che punta a licenziare una quota altissima di lavoratori, unicamente  per un mero taglio di costi. In questo modo il gruppo Deoleo nasconde tutte le responsabilità e l'incapacità del management attuale mettendo contemporaneamente a rischio le prospettive e la tenuta complessiva di una realtà industriale che detiene marchi storici quali Carapelli, Bertolli e Sasso".

 

Poi sono state decise le iniziative da mettere in campo: campagna informativa che sensibilizzi l'opinione pubblica sulla vertenza; incontri con le amministrazioni locali per una puntuale informazione sullo stato del gruppo; proclamazione di una prima azione di lotta  e cioè uno sciopero (nella foto quello di qualche mese fa) generale di otto ore nei due stabilimenti di Inveruno e Tavarnelle la cui articolazione sarà affidata alla gestione delle strutture e delle Rsu a livello locale; richiesta di attivazione di un tavolo di confronto con il Ministero dello sviluppo economico per scongiurare i licenziamenti.  

 

Che nubi scure si addensassero nei cieli della Carapelli di Sambuca era cosa abbastanza nota. Sulla questione sono sensibili e attivi da tempo i sindaci di Tavarnelle (Sestilio Dirindelli) e di San Casciano (Massimiliano Pescini), che sono informati minuto per minuto dell'evolversi della situazione. Non facendo mai mancare il proprio sostegno.

 

In Provincia il gruppo consiliare di Rifondazione comunista ha presentato una domanda d'attualità al presidente Andrea Barducci, in cui chiede informazioni e notizie in merito alla vicenda, ricordando che già a fine 2012 aveva denunciato lo stato di crisi finanziaria del gruppo Deoleo.

 

"Siamo di fronte – conclude a questo proposito Bacci – a un gruppo in grave crisi finanziaria, pesantemente esposto presso le banche, in particolare spagnole. Se arriveranno le lettere, e gli indizi portano tutti in questa direzione, partiremo con manifestazioni di lotta e di supporto alla trattativa, che coinvolgeranno sia Tavarnelle che Inveruno".

di Matteo Pucci

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