Trentadue punti di sutura per i morsi alla testa, alla spalla e alle braccia. Era un giorno come un altro quel 1 novembre per Mathilde Van Der Willebois, 42 anni, di origini olandesi, da più di venti anni cittadina di San Donato in Poggio.
Durante una delle sue consuete passeggiate nelle campagne che che circondano il paese venne improvvisamente aggredita da un cane lupo di razza cecoslovacca (in foto d'archivio un esemplare di questa razza). Questo, liberatosi dalla stretta del guinzaglio è piombato sulla donna, mordendola finché l'intervento del padrone ne ha bloccato la violenza. La scena che si è presentata successivamente poteva lasciar presupporre il peggio: la donna appariva in gravi condizioni.
Tanta paura e la corsa immediata in ospedale con l'ambulanza. L'esito è stato svelato in apertura: 32 punti di sutura in testa.
Al ritorno dall'ospedale arriva la scoperta: l'animale è ancora in libertà. Ed è questo il punto di partenza del lungo iter burocratico per allontanarlo dal paese. Si è passati dall'ordinanza di allontanamento del Sindaco di Tavarnelle Sestilio Dirindelli (evasa dal proprietario vendendo l'animale alla compagna), alla raccolta firme dei cittadini di San Donato impauriti da un possibile ripetersi dell'aggressione.
Il sindaco tavarnellino è intervenuto una seconda volta emettendo una nuova ordinanza: adesso l'animale si trova in un apposito luogo, indicato dalla proprietaria, dove il suo comportamento verrà costantemente monitorato e rieducato. Al termine di questo periodo di rieducazione (durante il quale anche la stessa padrona dovrà lavorare per imparare a tenere l'animale) il cane verrà sottoposto a una nuova valutazione: se questa darà esito positivo potrà essere riaffidato alla proprietaria.
Alexander, marito di Mathilde, raggiunto telefonicamente dal Gazzettino prima della partenza natalizia con la moglie per Londra, sostiene che la legislazione italiana in questi casi è sbilanciata in favore degli animali e non degli uomini: “non dico che dovrebbe essere soppresso, semplicemente allontanato. È pericoloso. Ma la legge italiana non mi pare attenta a questi casi”.
Affermazione che trova in parte d'accordo anche lo stesso Dirindelli: “effettivamente entrando in contatto con queste normative posso dire che sono molto complesse e sicuramente andrebbero riviste e rese più snelle e certe: ci sono tante contraddizioni che non facilitano le decisioni”. “Men che meno – conclude – danno conforto a chi ha subito un'aggressione del genere né ne favoriscono il ritorno alla tranquillità”.
di Andrea Alfani
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