Il Gazzettino del Chianti li ha incontrati alla partita con alcuni ragazzi di Tavarnelle e Barberino

TAVARNELLE – Una partita di calcio molto speciale quella che si è disputata lunedì 6 luglio, al campo sportivo di Tavarnelle.

 

Tra risate, strette di mano ed esultanze, alcuni ragazzi di Tavarnelle e Barberino Val d’Elsa si sono "scontrati" con i richiedenti asilo, venti nigeriani tra i 18 e i 30 anni, che da un mese alloggiano all’Hotel Zucchi della Sambuca.

 

Fuggiti da situazioni complesse legate a conflitti e persecuzioni, la Prefettura di Firenze ha affidato alla Misericordia di Tavarnelle e Barberino il loro inserimento nella comunità, mentre attendono di ottenere l’eventuale status di rifugiati politici e i relativi documenti.

 

Ad assistere sulle tribune, tra gli altri, il sindaco di Tavarnelle David Baroncelli, il vicesindaco di Barberino Giannino Pastori e gli assessori dell’Unione Comunale del Chianti Fiorentino Marco Rustioni e Giulia Casamonti, rispettivamente allo sport e alle politiche sociali.

 

Insomma un momento di integrazione davvero bello che, dopo le immancabili foto di gruppo, è proseguito anche al di fuori del campo: i giocatori delle squadre avversarie infatti si sono riuniti al circolo La Rampa per cenare tutti insieme.

 

Sebbene sia doloroso riaprire le ferite del passato, due dei migranti ci hanno gentilmente raccontato le loro storie che, ascoltandole, ci fanno capire quanto noi siamo fortunati.    

 

“Terminati gli studi – inizia Silvester Arinze, un ragazzo nigeriano del ‘97 – avevo appena cominciato a lavorare: facevo il farmacista. Ma nel mio villaggio infuriava la guerra civile, causata da motivi politici”.

 

“Un giorno mio zio, appartenente alla fazione opposta – ricorda con tristezza – è entrato in casa e ha ucciso mio padre. Sono intervenuto per difenderlo, gridando che quella era proprietà privata, e mi sono procurato questa cicatrice al braccio”.

 

“Purtroppo per mio padre non c’è stato niente da fare – continua Silvester, chiedendo intanto la traduzione di alcune parole dall’inglese all’italiano, per imparare la nostra lingua – Mi sono rimaste soltanto mia madre e mia sorella, che adesso si trovano al sicuro in Ghana”.

 

“Dalla Nigeria sono arrivato in Libia e da lì in Italia – dice ancora – L’Italia è un posto fantastico in cui vivere, perché non c’è la guerra. Prego Dio che mi faccia rimanere: ottenuti i documenti, mi piacerebbe lavorare, sposarmi e fare dei figli qui”.

 

“Spero in futuro di andare a trovare i miei familiari, con cui mi tengo in contatto tramite chat – conclude Silvester – Ma non voglio tornare a casa: ci sono troppi problemi in Nigeria e non credo che possano essere risolti”.   

 

“Ho 27 anni e nel mio paese ero un imprenditore – a parlare è Gordiam Nwalozie, un altro dei richiedenti asilo accolti all’Hotel Zucchi della Sambuca – Ma a causa della guerra ho perso entrambi i genitori, uccisi”.

 

“Quindi sono scappato, dirigendomi in Libia – racconta – Qui ho imbiancato la casa a un uomo per pagare il viaggio in Italia, ma lui si è rifiutato di darmi ciò che mi spettava. E così mi hanno arrestato”.

 

“Era davvero dura in prigione, dove sono stato rinchiuso per sei mesi – prosegue Gordiam – Pretendevano il riscatto, ma non avevamo soldi. Per fortuna siamo riusciti ad evadere e a salire su un barcone, con cui siamo approdati a Lampedusa”.

 

“Mi trovo davvero bene in Italia  – si confida, ancora accaldato per la partita ma sorridente – e sono felice che ci siano occasioni come questa, in cui divertirsi e conoscere nuove persone”.

 

Un ringraziamento particolare va alla Libertas Tavarnelle e al San Donato-Tavarnelle, che hanno messo a disposizione il campo sportivo, e al circolo La Rampa per aver offerto la cena dopo la partita.

di Noemi Bartalesi

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