BARBERINO VAL D'ELSA – "Siamo stati costretti a presentare formale ricorso al Tar, dopo numerose e ripetute osservazioni puntuali, depositate in più occasioni agli uffici provinciali in cui segnalavamo la gravità di concedere l'autorizzazione per l'ampliamento di un'azienda che stocca rifiuti speciali e pericolosi in un'area soggetta ad alluvioni".
E' così che il sindaco di Barberino Val d'Elsa Giacomo Trentanovi commenta l'azione di contrasto intrapresa contro gli uffici provinciali rispetto al possibile ampliamento dell'azienda e alla relativa autorizzazione.
Tanti i motivi che stanno alla base del ricorso: il procedimento che doveva essere già chiuso per legge, i dieci giorni di tempo concessi all’azienda per presentare le proprie controdeduzioni al diniego sono gonfiati inspiegabilmente fino a coprire un arco temporale di circa sei mesi.
E ancora, per entrare più nel merito della questione, l’Ecos che stocca rifiuti pericolosi e speciali nella zona industriale di Barberino potrà lavorare alcune tipologie di rifiuto in contraddizione con le prescrizioni stesse dell’ufficio provinciale. Irregolarità nei tempi, nelle modalità e nei contenuti propri del procedimento: sono queste alcune delle numerose anomalie finite sulla scrivania del Tar e rilevate dal Comune di Barberino.
Un no, quello della amministrazione comunale coinvolta in un’annosa battaglia per la tutela della sicurezza e della salute pubblica, che non conosce battute d’arresto. Il nodo della questione risiede nel preavviso del rilascio dell'autorizzazione concesso dall’ente provinciale all’azienda barberinese per l’aumento fino a 5 volte dei quantitativi di rifiuti speciali e pericolosi da trattare nello stabilimento.
“Sono tanti gli aspetti da contestare – dichiara Giannino Pastori, assessore all’ambiente del Comune di Barberino – non solo tempi e modalità a dir poco anomali, ma anche l'autorizzazione a trattare in modo irregolare alcune tipologie di rifiuti. Un esempio su tutti: il recupero del percolato di discarica, summa di sostanze a dir poco inquinanti, che andrebbe necessariamente smaltito”.
“Non si è voluto neanche riconvocare – precisa l'assessore Pastori – una conferenza di servizi, come prescrive la legge, esplicitamente richiesta dal Comune per valutare il quadro di pericolosità idraulica che nel frattempo era cambiato in peggio perché il nuovo indice assegnato alla zona in cui opera l'azienda e alluvionata già nel 2013 corrisponde al massimo grado di pericolosità, ovvero al livello 4".
"Gli uffici provinciali – conclude il sindaco – hanno alzato un muro, incomprensibile e ingiustificabile e sono stati sempre sordi alle nostre istanze, come successo proprio recentemente con le puntuali osservazioni da noi spedite agli uffici. Non c'è rimasta altra via che presentare ricorso. Tuttavia confidiamo che adesso la Città Metropolitana riconsideri la questione e non proceda con il rilascio effettivo dell'autorizzazione”.
di Redazione
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