SAMBUCA (TAVARNELLE) – Esistono ancora gli “Angeli del fango”? Sì, e ne abbiamo avuta la prova la mattina di sabato 13 luglio, quando siamo tornati alla Sambuca in via Leonardo Da Vinci.
Dove, nel pomeriggio del 5 giugno, si sfiorò la tragedia a danno di due coniugi, Franco e Vincenza Ferrari (clicca qui per leggere l'articolo), dopo il forte e straordinario temporale che fece fuoriuscire l’acqua di molti fossi che attraversano il paese della Sambuca. I due coniugi erano scesi nel garageper indossare gli stivali, e fu solo per un miracolo (o fortuna), che non rimasero sommersi da quell’acqua che in pochi secondi arrivò a superare i due metri.
Ebbene, sabato mattina i volontari della Protezione Civile della Misericordia di Tavarnelle e Barberino, insieme a quelli della Protezione Civile “La Racchetta” di Tavarnelle e ad alcuni volontari disposti a dare un aiuto, hanno liberato il garage da tutto quello che l’acqua ha reso irrecuperabile.
Sembrava che il tutto fosse accaduto pochi attimi prima: acqua e fango intrappolavano oggetti di vita quotidiana, tanti ricordi, compresa una vecchia auto Ford acquistata nel 1968. Auto che dopo tanti anni era pronta a ripercorre un viaggio importante per Franco e sua figlia: un viaggio che però non è riuscito a compiere poiché la giovane donna è venuta a mancare prematuramente.
Quell’auto adesso è sul piazzale e dimostra la violenza dell’acqua che ha sfondato il vetro posteriore e schiacciato il tettino con oggetti pesantissimi, trasportati come fossero fuscelli da una forza incredibile della natura.
I volontari indossano stivali, con delle pale raccolgono il materiale per poi metterlo in una carriola e portarlo a fatica lungo la breve ma intensa salita, resa sdrucciolevole da una patina di fango. La roba più grossa, una volta messa su un camioncino, viene ripresa nuovamente in mano e stivata in un container posto fuori dall’abitazione da “Quadrifoglio”, per essere smaltita.
Tra i volontari con le mani sporche di fango c’è anche lo stesso Franco: "L’unica cosa che ho potuto fare – ci racconta – è stata raggiungere il quadro elettrico per ripristinare la luce in casa; per il resto era impossibile riuscire da solo a portare via quello che è andato perso. Non si è salvato niente".
"Vede quella scrivania? – ci dice – Era di mio padre, si chiamava Faliero. Ha fatto tanti traslochi, questo era il quarto: l’avevo sistemata in un angolo che avevo riservato per la parte amministrativa in ricordo di lui".
"Quando l'amministrazione comunale di Tavarnelle – ci spiega – con il sindaco Sestilio Dirindelli e il vicesindaco David Baroncelli mi fece presente la possibilità di un aiuto da parte dei volontari, mi fece rincuorare. E oggi devo dire che queste persone che mi stanno dando una mano sono encomiabili, si sono immedesimati in una confusione di questo tipo e tutti loro per un giorno si chiamano Franco… come me".
"Ero sceso qui per prendere gli stivali – dice Franco tornando a quel 5 giugno – volevo togliere la griglia per agevolare il deflusso dell’acqua. Quando la pressione è riuscita a vincere la resistenza della serranda, questa è scoppiata e in pochi secondi mi sono trovato migliaia di litri d’acqua all’interno. Un armadio ha iniziato a galleggiare arrivandomi nella schiena, fortunatamente non mi ha colpito la testa, sono andato giù riuscendo a tenere la testa fuori dall’acqua riuscendo a trovare le scale".
A vedere le operazioni è arrivato anche il sindaco Dirindelli: "Mi ha fatto davvero piacere, nella vita mi sono impegnato anch’io nel volontariato e ho avuto modo di trasmettere alcuni valori importanti. Oggi quei valori mi sono stati ri-trasmessi da tutte queste persone che mi sono state vicine e mi stanno aiutando".
di Antonio Taddei
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