BARBERINO VAL D'ELSA-TAVARNELLE – Neanche parzialmente montani. Pur trovandosi in posizione collinare, le aree di Barberino e Tavarnelle non rientrano nella lista dei Comuni montani e dunque diventano soggetti al pagamento dell’Imu terreni agricoli.
Una preoccupazione in più per i sindaci chiantigiani, alle prese con tagli continui e sempre più pressanti.
Alla luce di questa rilevazione, effettuata da Istat, le amministrazioni comunali dovranno fare i conti con l’applicazione di un nuovo tributo.
E’ l’Imu agricola, la tassa che fino al 2013 esentava i territori chiantigiani perché inseriti in una specifica fascia altimetrica e che da ora in poi dovrà essere versata da tutti i proprietari di terreni agricoli residenti nei territori, dai piccoli appezzamenti alle proprietà più estese. Nel 2014 il pagamento avveniva parzialmente ed era a carico dei cittadini non imprenditori agricoli e non coltivatori diretti.
“E’ una soluzione che non condividiamo – spiegano Giacomo Trentanovi (in foto a sinistra) e David Baroncelli (in foto a destra), sindaci rispettivamente di Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle – riteniamo il provvedimento pesante perché ancora una volta grava sui contribuenti e sulle municipalità andando a penalizzare le potenzialità economiche del nostro territorio legate imprescindibilmente alla vocazione rurale del Chianti”.
“Anziché dare una mano all’agricoltura – proseguono – il governo centrale carica di un’ulteriore vessazione un settore che consideriamo trainante per l’economia chiantigiana, l’unico che in questi anni ha saputo difendersi dai colpi della crisi mostrando, in controtendenza, incoraggianti segnali di ripresa”.
L'esenzione Imu terreni agricoli Comuni montani cambia per effetto del Decreto legge n. 66/2014 (articolo 22, comma 2) che, fissando nuovi criteri di riferimento, ha disposto l’esclusione dall’esenzione dell’Imu di terreni agricoli situati in aree non montane.
“Dal 2015 la tassa – continuano i sindaci – dovrà essere versata dai coltivatori diretti e non e l’importo, sulla base del valore dei terreni, potrà raggiungere diverse migliaia di euro”.
Un disagio, quello segnalato dagli amministratori comunali rispetto all’applicazione dell’Imu agricola, che cresce a livelli esponenziali se affiancato al segno meno dei contributi statali di cui i Comuni quest’anno non usufruiranno.
“La definiamo un’operazione pasticcio – concludono – un modo di aggravare le tasse e strozzare i bilanci comunali, già penalizzati, con importanti perdite di getto per il 2014 e il 2015. Di fatto l’Imu sui terreni agricoli è la punta di un iceberg che toglie respiro alle macchine comunali tagliando complessivamente oltre 300mila euro dal fondo dei contributi statali, risorse che ogni anno utilizziamo per garantire servizi, sostenere le fasce deboli della popolazione e in generale assicurare qualità della vita”.
di Redazione
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