CHIANTI FIORENTINO – L'incontro, forse decisivo, è previsto per le 16.30 di oggi in Città Metropolitana: sarà lì che cinque dei sei Comuni chiantigiani si confronteranno sulle modalità per dare accoglienza ai migranti assegnati alla nostra zona dalla Prefettura di Firenze in questa fase di emergenza.
Ad esclusione di San Casciano, che ha già dato accoglienza a 19 migranti alloggiati presso l'ex Hotel Mary, i Comuni chiamati a dare una risposta sono Barberino Val d'Elsa, Tavarnelle, Impruneta, Bagno a Ripoli e Greve in Chianti.
Intanto, la Regione Toscana ha indicato le modalità per far fronte alla nuova drammatica emergenza umanitaria rappresentata dalla migliaia di profughi che tentano di raggiungere l'Europa.
Una vera e propria situazione di guerra, ai confini dell'Italia: la terza guerra mondiale, come ha detto il Papa, che è in svolgimento in Medio Oriente e in Africa. Cinque i punti indicati dalla giunta regionale
"La Toscana – dicono dalla Regione – per un principio di umanità, non può che essere favorevole ad una giusta accoglienza. Ma questo principio deve valere verso chi arriva e anche nei confronti dei cittadini italiani che stanno nei territori perché si evitino tensioni, conflitti e paure, perché sia possibile l'interazione tra le diverse comunità. C'è quindi bisogno di fissare un limite all'accoglienza, che deve essere sostenibile e rispettosa delle persone".
"Il modello che propone la Toscana – si prosegue – si fonda sull'uso di piccole strutture, distribuite adeguatamente sul territorio regionale. Non più di poche decine di persone per gruppo, affidate alla gestione delle associazioni del volontariato e del terzo settore e con un ruolo di riferimento e coordinamento tenuto dal sindaco del Comune interessato".
"Per questo – ricordano – la Toscana può contare sulla positiva esperienza degli anni 2011-2013, quando sono stati accolti 1.800 migranti in fuga dalla Libia. Un modello oltretutto anche economicamente più sostenibile, con i suoi 38 euro al giorno per migrante contro i 48 euro di copertura massima garantiti dallo Stato".
"Non esiste una buona accoglienza e una integrazione adeguata – sottolineano dalla Regione – se non c'è anche un impegno da parte di chi viene accolto a restituire alla comunità che accoglie un servizio di utilità pubblica. Tale attività dovrà tenersi, senza remunerazione, ed è compito dell'associazione individuare le modalità concrete di svolgimento di intesa con il sindaco".
"Questo modello di accoglienza – tengono però a dire in conclusione – può funzionare a fronte di numeri che non superino ragionevoli limiti. Ma questo è un tema della politica nazionale, del ruolo che può e deve svolgere l'Europa, delle iniziative internazionali che devono essere assunte per colpire gli assassini e i mercanti del traffico umano ovunque essi si trovino e bene ha fatto il governo italiano a chiedere la convocazione di una riunione straordinaria del Consiglio Europeo".
di Redazione
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