CHIANTI FIORENTINO – La protesta dei sindaci del Chianti contro la decisione di Poste di chiudere gli uffici postali di Marcialla, San Donato e La Romola si rafforza ed esplode in una battaglia legale.
Con la delibera approvata ieri sera per il conferimento dell’incarico legale le giunte Trentanovi, Baroncelli e Pescini fanno partire ufficialmente l’azione di ricorso contro il piano di rimodulazione di Poste Spa che prevede il taglio netto di tre sportelli nel Chianti, oltre alla riduzione di apertura degli uffici di Vico d’Elsa, nel Comune di Barberino e Lucolena, nel Comune di Greve.
“Siamo stati costretti – commenta il sindaco di Barberino Val d’Elsa Giacomo Trentanovi – a ricorrere alle vie legali perché la nostra voce fino ad ora è stata inascoltata, questa non è una razionalizzazione ma un taglio netto dei servizi a scapito soprattutto della popolazione anziana che non potrà più usufruire di servizi essenziali, quali il pagamento delle bollette e la riscossione delle pensioni, ci troveremo di fronte a situazione di congestione nei pochi uffici rimasti aperti e saremo costretti a sostenere spostamenti lunghi e disagevoli in un territorio già fortemente penalizzato sul piano dei trasporti del quale sono note le difficoltà di spostamento. Come si può pensare di accettare tutto questo? Useremo ogni mezzo di nostra competenza, nel rispetto della legge, per scongiurare questa misura drastica e incomprensibile”.
Nell’aderire alla proposta di Uncem Toscana che ha raccolto le adesioni dei Comuni interessati a contrastare la chiusura degli uffici postali, i Comuni di Barberino, Tavarnelle e San Casciano tornano ancora sul piedi di guerra, avendo data e comunicazione relative alla chiusura degli sportelli delle frazioni colpite dai tagli.
“Il dato in nostro possesso – commenta il vicesindaco di Tavarnelle Davide Venturini – è che la chiusura degli uffici avverrà, in base ad una decisione unilaterale di Poste, il 13 aprile, con la chiusura in Toscana di 65 sportelli e il ridimensionamento di altri 38 uffici, un danno enorme, gravissimo soprattutto per le aree rurali come la nostra; un danno sociale ed economico, che nel nostro caso va ad interessare una popolazione complessiva pari a 3mila abitanti, residenti in aree decentrate distanti fra loro e rispetto al capoluogo".
"Crediamo che l’ufficio postale – spiega – abbia rilevanza per il turismo e il tessuto economico e produttivo del nostro territorio, fatto di piccole e medie imprese e in alcuni casi arrivi a supplire la carenza di servizi anche bancari, per queste ragione, a fronte di una progressiva dequalificazione, come nel caso di San Donato che ha già subito una riduzione rispetto ai servizi di credito e al risparmio, chiediamo a Poste di rivedere quanto prima il piano di razionalizzazione".
"Ricordiamo – conclude – che il 65 per cento di Poste è detenuto dal Ministero ed è grave che la voce del presidente Enrico Rossi sia rimasta inascoltata. Continuiamo ad invitare il governo Renzi ad intervenire in maniera diretta e immediata sulla questione per ridurre l'impatto sociale e i danni che inevitabilmente subiranno i nostri territori soprattutto sul piano sociale”.
Anche il Comune di San Casciano continua ad esprimere contrarietà netta alla chiusura degli uffici postali.
“Il ricorso al Tar – commenta il consigliere comunale Sandro Matteini, delegato dal sindaco a seguire la vicenda – è l’unica strada possibile al momento, abbiamo un ufficio a Mercatale che è stato dimezzato e ridotto ad un solo sportello e anche quello di Cerbaia, al collasso sul piano logistico, è sottodimensionato e inadeguato alle esigenze della frazione, chiudendo La Romola Poste lascia che un’intera area, quella a nord di San Casciano popolata da migliaia di persone, rimanga scoperta di un servizio essenziale”.
I Comuni domani si recheranno presso l’ufficio regionale sia per sottoscrivere l’affidamento all’incarico del legale messo a disposizione da Anci, Uncem con il sostegno della Regione Toscana che per discutere le azioni da mettere in atto a sostegno della causa.
di Redazione
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