CHIANTI FIORENTINO – Le scosse di dicembre 2014 e dell'inizio di marzo hanno fatto (e stanno facendo) tremare i chiantigiani. Che all'improvviso si sono scoperti vulnerabili, trovandosi di fronte al fenomeno naturale più terribile e meno controllabile.
Ne abbiamo parlato con Gilberto Saccorotti, sismologo, direttore della sezione di Pisa dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Il massimo Istituto per il controllo e lo studio dei terremoti in Italia.
Cosa sta accadendo sotto ai nostri piedi nel Chianti fiorentino?
"La sismicità del Chianti rientra nel quadro più ampio della dinamica dell'Appennino settentrionale che, nel suo versante tirrenico, è sottoposto a degli sforzi di carattere distensivo. In altre parole, tutto il versante toscano della catena appenninica è soggetto a uno "stiramento" che, al superamento del limite di resistenza delle rocce, conduce a fenomeni di rottura che provocano appunto il terremoto. Questo è una descrizione di massima, e localmente i terremoti possono anche essere causati da sforzi con caratteristiche diverse da quelle appena descritte".
A che fenomeni siamo di fronte: lo sciame sismico di dicembre e di marzo sono paragonabili?
"La sismicità dello scorso dicembre è stata senz'altro più energetica: i nostri sistemi di monitoraggio hanno localizzato più di 500 terremoti, di cui 16 con magnitudo maggiore di 3 tutti accaduti nell'arco dei primi due giorni di attività. Per la sismicità più recente (3-4 marzo) abbiamo localizzato solo 20 scosse, di cui 2 con magnitudo maggiore di 3".
Sono collegati fra di loro?
"Le scosse di marzo sono avvenute circa 5-6 km più ad occidente rispetto a quelle di dicembre, il che farebbe pensare a due sorgenti distinte. Il meccanismo sorgente delle due sequenze (ovvero, l'orientazione della faglia ed il tipo di movimento che ha causato il terremoto) è però molto simile. Per quanto sia ancora presto per stabilire con esattezza se le due sequenze siano state causate dal cedimento della medesima faglia, sicuramente il meccanismo che le ha generate è molto simile".
Si è trattato di scosse della stesso tipo? Ondulatorie, sussultorie…? Quali le più pericolose fra le due?
"La classificazione dei terremoti in ondulatori e sussultori è errata. Tutte le onde sismiche generate dai terremoti provocano un movimento del suolo sia orizzontale (ondulatorio) che verticale (sussultorio). La maggior o minor percezione di questi due tipi di movimento dipende dalla posizione del sito dove si osservano le onde sismiche rispetto all'orientazione della sorgente (la faglia), e non può essere considerata una proprietà generale della sorgente stessa. Comunque, sì: le scosse di dicembre e marzo sono state provocate da sorgenti molto simili. Fra i moti verticale ed orizzontale, il secondo è senz'altro quello più pericoloso. Le strutture edilizie sono progettate per resistere alla forza di gravità, che è diretta lungo la verticale, e possono invece risultare vulnerabili rispetto all'applicazione di sforzi a prevalente componente orizzontale (i moti ondulatori, appunto)".
Come è classificata sismicamente la nostra zona? Scosse di questo tipo sono in linea con questa classificazione?
"La zona del Chanti (comuni di Tavarnelle, Greve in Chianti, San Casciano…) è classificata in Zona Sismica 3, in una scala che va da 1 (più pericoloso) a 4 (meno pericoloso). La zona 3 è definita dalla possibilità di accadimento di forti terremoti, ma rari. Le recenti scosse sono coerenti con questa classificazione, e con la sismicità del passato che riporta scosse anche di magnitudo maggiore. Se consideriamo un'area più ampia, che includa anche i comuni di Bagno a Ripoli e Montespertoli, per gli ultimi 200 anni sono almeno 4 i terremoti importanti: 24 marzo 1959 (Mw 4.8), 18 maggio 1895 (Mw 5.4), 16 settembre 1962 (Mw 4.6), 11 settembre 1812 (Mw 5.2)".
Domanda scontata anche se sappiamo che la risposta sia impossibile: si possono prevedere nuove scosse nel prossimo futuro?
"Appunto: la domanda ha una risposta scontata e negativa. I terremoti non si possono prevedere nel senso deterministico del termine, ovvero di una valutazione esatta circa il dove, il quando ed il quanto forte sarà il prossimo terremoto. Ma possiamo utilizzare le nostre conoscenze sulla storia e la geologia del territorio per valutare qual'è la probabilità che una data regione sia soggetta, in un certo intervallo di tempo, ad uno scuotimento di una data intensità. Sulla base di queste valutazioni di pericolosità sismica vengono stabilite le norme per costruire in sicurezza. Ricordiamocelo: non è il terremoto che uccide, bensì l'opera dell'uomo non realizzata adeguatamente".
di Matteo Pucci
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