Bencistà (Greve) e Dirindelli (Tavarnelle) in buona compagnia: dal 2010 uno su due rinuncia

CHIANTI FIORENTINO – Il dato lo diffonde l'Anci (Associazione nazionale comuni italiani) della Toscana. Ed è un dato che fa riflettere: negli ultimi quattro anni (2010-2013) il 52% dei sindaci che a conclusione di un primo mandato avrebbero potuto candidarsi nuovamente per un secondo, ha scelto di non presentarsi alla competizione elettorale.

 

Mancanza di stimoli? Di Motivazioni? Analisi del contesto e, in clima di primarie e di battaglie pre-candidatura, scelta di non fare brutte figure?

 

Un po' di tutto: per quanto riguarda le comunali 2014 è presto per dare una cifra, visto che c'è ancora tempo per la presentazione delle liste,ma tanto per rimanere nel Chianti fiorentino il 25 maggio saranno due (su cinque comune al voto) i sindaci che avrebbero potuto fare il secondo mandato e che non saranno neanche candidati.

 

Stiamo parlando di Sestilio Dirindelli (Tavarnelle) e Alberto Bencistà (Greve in Chianti). L'unico nel Chianti che correrà per bissare i primi cinque anni sarà quindi Massimiliano Pescini (San Casciano).

 

Se proprio vogliamo fare la percentuale, in questa zona saremo addirittura oltre quel 52% segnalato da Anci nel quadriennio 2010-2013, perché saranno due su tre (il 66%) gli aventi diritto al secondo mandato che hanno rinunciato.

 

"Per la prima volta molti sindaci dopo il primo mandato rinunciano, prima era molto raro che succedesse – commenta il segretario generale di Anci Toscana Alessandro Pesci -. Al di là delle motivazioni personali che pure talvolta sussistono, negli ultimi anni fare il sindaco significa operare in una situazione di grande incertezza e confusione sul piano normativo, di scarsità di risorse e continui tagli ai trasferimenti, di forte limite se non blocco alla capacità di programmazione, di mancanza di reale autonomia".

 

"Un'incertezza troppo grande da sopportare – sostiene Pesci – a fronte delle enormi responsabilità, sempre maggiori, che invece ci si assumono. Non dobbiamo infatti dimenticare che il sindaco, tanto più in una fase di crisi come quella attuale, conserva immutato il proprio ruolo di "front office" con i cittadini, di primo interlocutore a cui le persone si rivolgono quando hanno un problema".

di Redazione

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