domenica 29 Novembre 2020
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    Chiusi dal Dpcm, i “nostri” circoli Arci non ci stanno e protestano: “Provvedimento ingiusto”

    Dall'Antella a San Casciano, dall'Impruneta a Grassina, a Greve in Chianti, a Ponte a Ema, a Tavarnelle e Pozzolatico...

    CHIANTI FIORENTINO – Dall’Antella a San Casciano, dall’Impruneta a Grassina, a Greve in Chianti, a Ponte a Ema, a Tavarnelle e Pozzolatico: i circoli Arci del nostro territorio aderiscono alla protesta contro la chiusura totale inserita nel Dpcm del 24 ottobre.

    “Spiace molto – scrive Arci nazionale in una nota condivisa da tutti i circoli locali – constatare come le misure contenute nel nuovo Dpcm appena emanato dal Governo mostrino una grave miopia”.

    “Perché non tengono assolutamente in considerazione – si specifica – il ruolo che i circoli culturali e ricreativi svolgono nel Paese sia della loro funzione di antidoto alla solitudine e all’impoverimento culturale e materiale per cittadine e cittadini di ogni età, che in quella di promozione della cultura e della socialità”.

    “Attività -. rivendicano – che negli ultimi mesi abbiamo continuato a svolgere nel pieno rispetto delle regole anti contagio e con grande senso di responsabilità”.

    “Siamo ben consapevoli – ammettono – che l’emergenza epidemiologica non sia terminata, come dimostrano i dati sui contagi da giorni in continua crescita, e siamo consapevoli che la salute è un bene primario. Siamo da sempre consapevoli della responsabilità che occorre per affrontare questo momento storico”.

    La protesta del circolo Arci San Casciano

    “Siamo stati fra le prime organizzazioni nazionali a promuovere momenti formativi sulle misure di prevenzione del contagio – tengono a dire _ convinti che sia necessario comunque promuovere una socialità responsabile. Siamo pero’ altrettanto convinti che i luoghi di socialità e diffusione della cultura debbano rimanere aperti, tutti nel rispetto dei protocolli, per dare spazi sicuri di vita”.

    “Convinti – riprendono – che cultura, socialità e partecipazione siano elementi essenziali, anche in questa fase, per la coesione sociale, la tenuta democratica e la ripartenza e la crescita dei cittadini del nostro Paese. E’ possibile avere socialità e diffusione della cultura, anche mantenendo la distanza di sicurezza”.

    Greve in Chianti

    “La crisi legata alla pandemia – sottolineano – ha colpito duramente anche l’associazionismo culturale e di promozione sociale diffuso nel territorio, che ha comunque svolto con grande impegno e fatica un ruolo prezioso nelle attività di prossimità e tenuta delle relazioni sociali.

    Chiudere senza alternative, se non si è obbligati a stare a casa, può essere più pericoloso di una normalità organizzata , nel momento particolare che stiamo attraversando. E avrebbe conseguenze drammatiche, certamente per la nostra organizzazione, l’Arci, ma anche per tanti altri”.

    “Ci aspettiamo di non essere ignorati – concludono – da misure di compensazione dei danni legati a provvedimenti che impongono la sospensione delle attività e che non riguardino le sole attività commerciali, che per gli enti non commerciali sono secondarie per definizione”.

    Ponte a Ema

    “Dopo mesi di sofferenze – fanno eco dal circolo Arci di San Casciano – di spese, di difficoltà, di tentativi di rialzarsi, di supporto reciproco, di idee, di timori, di speranze, ma comunque di grande senso di responsabilità, siamo stati obbligati a chiudere a seguito di una circolare ministeriale tutte le attività dei circoli, compresa la somministrazione, devono essere sospese”.

    “Possiamo ad oggi solo mantenere attiva la pizzeria – proseguono – con il servizio d’asporto per la sera nei giorni venerdì, sabato e domenica e l’apertura straordinaria a pranzo di domenica”.

    “Chiudere le attività culturali, sociali e ricreative – concludono – rischia di essere per moltissimi Circoli, che sono l’antidoto alla solitudine e all’impoverimento culturale e materiale, un momento drammatico da cui sarà difficile rialzarsi. Quasi impossibile. Non lo possiamo accettare”.

    “Anche se ben consapevole della grave situazione epidemiologica determinata dal Covid-19 – queste sono parole che arrivano dall’Arci imprunetina – il consiglio della casa del popolo di Impruneta ritiene si tratti di un provvedimento per il ruolo sociale che la nostra associazione, e tutti i circoli Arci, ricoprono e per come i nostri volontari si sono adoperati in questo periodo di emergenza”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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