FIRENZE – Ieri, sabato 4 settembre, il coordinamento Gestori Rsa toscane si è espresso sull’obbligatorietà del Green Pass per i lavoratori delle strutture Rsa della nostra regione.
Ed ecco, a stretto giro, la replica di Bruno Pacini, Andrea Nerini e Beatrice Stanzani, rispettivamente per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Toscana
“Abbiamo appreso dalla stampa – iniziano – dell’intenzione del Coordinamento Gestori delle Rsa toscane di rendere obbligatorio il possesso di green pass per i lavoratori delle Residenze Sanitarie Assistenziali per anziani e disabili. Da domani, lunedì 6 settembre”.
“La nostra risposta è molto chiara – argomentano – qualora si verificasse questo tipo di controllo sulle lavoratrici e i lavoratori, quale condizione pregiudiziale per prestare il proprio orario di servizio, saremmo di fronte a un abuso di potere”.
“Se le aziende sanitarie – rilanciano – sono in ritardo nel segnalare alle strutture i lavoratori che, pur essendo vincolati a un obbligo vaccinale per legge, non sono ancora in regola con la somministrazione, questo non può consentire ai datori di lavoro di assumere iniziative in merito a un aspetto già ampiamente normato dal Governo, fin nei tempi e nelle modalità di sanzione”.
“Come è noto infatti – proseguono – il personale sanitario e di interesse sanitario ha l’obbligo di vaccinarsi, secondo quanto disposto dal D.L. n. 44/2021 poi convertito nella L.n. 76/2021. Secondo le previsioni di legge, decorsi i termini previsti, l’azienda sanitaria competente accerta l’inosservanza dell’obbligo vaccinale e ne dà immediata comunicazione scritta all’interessato, al datore di lavoro e all’Ordine professionale di appartenenza”.
“Ricevuta la comunicazione – dicono ancora – il datore di lavoro adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni, anche inferiori, che non comportino contatti interpersonali o in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da Sars-CoV-2. Solo quando l’assegnazione a mansioni diverse non è possibile, per il periodo di sospensione non è dovuta la retribuzione, fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale (e comunque non oltre il 31 dicembre 2021)”.
“E’ a fronte di questi aspetti – precisano – che come organizzazioni sindacali riteniamo sia importante un confronto a tutela dei lavoratori e del servizio, affinché si trovino le soluzioni più idonee a evitare disagi e potenziali rischi. Appare infatti evidente che la norma comporti già di per sé passaggi di notevole complessità e delicatezza: non vediamo il bisogno di alzate di ingegno utili solo a sollevare un problema tra i gestori e il sistema sanitario, dove in mezzo restano penalizzati i lavoratori e gli ospiti delle strutture. Visti i parametri assistenziali già insufficienti a regime normale”.
“Si rischia infatti – prevedono i sindacati – una vertenzialità diffusa e caotica che nulla potrà portare al miglioramento di questi servizi. Se questo fosse lo scopo surrettiziamente perseguito, si apra allora subito un confronto tra l’assessorato, le aziende sanitarie, i gestori delle Rsa e i sindacati come abbiamo già fatto in passato per affrontare i passaggi critici che non sono certo mancati in questa pandemia. Inoltre chiediamo alla Regione di vigilare in merito a queste iniziative unilaterali, le quali potrebbero creare disagi ai servizi resi, ed ai lavoratori”.
“Noi non ci prestiamo a favorire questa strategia – concludono – siamo pronti come sempre a svolgere la nostra parte a sostegno del settore, ma prima di tutto esigiamo il rispetto per quelle lavoratrici e quei lavoratori che sono già sottoposti per legge a obbligo vaccinale, che hanno portato avanti i servizi con turni massacranti, che si sono ammalati e che hanno contagiato le proprie famiglie”.
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