Caldo, i medici di famiglia toscani: “Nei nostri ambulatori un aumento fino al 30% dell’attività”

Niccolò Biancalani, segretario regionale Fimmg Toscana: "Serve un Piano Estate regionale per proteggere i cittadini più fragili e rafforzare la medicina territoriale"

FIRENZE – “Nei nostri ambulatori il caldo non si misura con il termometro, ma con il numero di persone fragili che ogni giorno chiedono aiuto. Durante i periodi di caldo intenso registriamo mediamente un aumento del 20-30% dell’attività, tra telefonate, visite ambulatoriali e domiciliari. È una pressione assistenziale che ormai si ripresenta ogni estate e che impone una diversa organizzazione della medicina territoriale”.

A dirlo è Niccolò Biancalani, segretario regionale di Fimmg Toscana, il sindacato dei medici di famiglia.

“I pazienti più esposti sono gli anziani – fa notare Biancalani – in particolare gli over 75, le persone con scompenso cardiaco, ipertensione, pluripatologie e i pazienti allettati. Sono i soggetti che più facilmente vanno incontro a disidratazione, cali di pressione, vertigini, cadute e scompensi delle patologie croniche”.

“In molti casi – aggiunge – è necessario rivalutare anche le terapie, perché alcuni farmaci utilizzati per l’ipertensione o lo scompenso cardiaco possono richiedere un monitoraggio ancora più attento durante le fasi di caldo intenso”.

Biancalani racconta anche un caso seguito nelle ultime settimane per far capire che l’emergenza non riguarda però solo gli anziani: “Abbiamo assistito un paziente relativamente giovane, con gli esiti di una grave patologia neurologica, che aveva progressivamente smesso di alimentarsi e bere”.

“È stato necessario intervenire più volte a domicilio – sottolinea – attivando anche una terapia infusionale con il supporto infermieristico, evitando così un aggravamento delle sue condizioni e un probabile ricovero ospedaliero. È questo il lavoro quotidiano, spesso invisibile, della medicina di famiglia”.

Secondo Fimmg Toscana, così come l’inverno porta il picco delle sindromi influenzali, l’estate sta determinando un progressivo aumento delle patologie correlate al caldo.

“Il cambiamento climatico è ormai anche una questione sanitaria. Dobbiamo smettere di considerare il caldo un’emergenza eccezionale – spiega Biancalani – e iniziare a organizzarci per convivere con quella che è diventata la nuova normalità. Se questo – come tutto fa pensare – sarà il clima dei prossimi anni, dovremo imparare a parlare sempre di più di una vera medicina climatica”.

“Il compito del medico di famiglia sarà intercettare precocemente i pazienti fragili, monitorarli, rivalutare le terapie e prevenire le complicanze. La parte più importante del nostro lavoro è proprio quella che non si vede: evitare che il paziente finisca in Pronto Soccorso o venga ricoverato” dice ancora.

Per questo Fimmg Toscana propone alla Regione l’attivazione di un Piano Estate regionale, operativo ogni anno da giugno a settembre: “Occorre individuare preventivamente i pazienti più fragili, predisporre un monitoraggio programmato, coinvolgere medici di famiglia, infermieri di famiglia, Case della Comunità, Comuni e volontariato, così da arrivare preparati quando le temperature iniziano a salire. Non possiamo continuare a rincorrere l’emergenza” sottolinea Biancalani.

“Un ruolo importante dovranno naturalmente averlo anche le Case della Comunità, diventando sempre più luoghi di riferimento per il territorio: non soltanto per l’assistenza sanitaria – prosegue il segretario della Fimmg Toscana – ma anche come spazi climatizzati dove le persone più fragili possano trovare supporto, controlli infermieristici, educazione sanitaria e un punto di riferimento durante i periodi di maggiore caldo”.

Ma il sindacato dei medici di famiglia toscani lancia anche un appello ai cittadini.

“Dobbiamo imparare a convivere con un clima che è cambiato – spiega – e ciò significa bere regolarmente anche senza avvertire la sete, evitare l’esposizione nelle ore più calde, limitare l’attività fisica nelle fasce centrali della giornata e, soprattutto, non modificare mai autonomamente le terapie. Per chi soffre di ipertensione, scompenso cardiaco o altre patologie croniche è fondamentale confrontarsi sempre con il proprio medico di famiglia”.

“La risposta al cambiamento climatico – conclude Biancalani – non può partire soltanto dagli ospedali: deve partire dal territorio, dalla prevenzione e anche dagli stessi cittadini. Perché il modo migliore per curare un paziente è evitare che abbia bisogno di essere ricoverato”.

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