GAIOLE IN CHIANTI – E’ un grido d’allarme quello lanciato dalla Misericordia di Gaiole in Chianti.
Che arriva a questo giugno dopo mesi difficili, come gran parte delle nostre associazioni di volontariato che hanno avuto a che fare anche con il Covid.
E, ultimamente, anche tristi. Per lutti che hanno lasciato il segno. Per polemiche di paese che hanno creato amarezza.
Misericordia gaiolese che affida ai suoi canali social un messaggio. Quasi come se fosse in una bottiglia, che si spera arrivi a chi la apre e se ne prende cura.
“Ci siamo trovati in tanti per parlare della Misericordia – iniziano – anzi dei problemi della Misericordia o meglio: delle difficoltà che la Misericordia sta attraversando per la carenza cronica dei volontari nei servizi”.
“Carenza – lanciano l’allarme – che potrebbe portare all’infausta evenienza della chiusura del turno PET infrasettimanale e di alcuni servizi ordinari. L’abbiamo sempre detto: basterebbe che ogni volontario facesse un servizio al mese per poter coprire ampiamente tutti i turni. Sì, semplicemente, ognuno almeno un turno al mese. Basterebbe”.
“Invece – riprendono – parecchi sono mesi che non si fanno vedere? Alcuni addirittura anni. Perché? Ce lo stiamo chiedendo noi del Magistrato da sempre, e l’altra sera lo abbiamo fatto in una riunione aperta, scaturita per l’occasione di programmare l’assemblea annuale. Purtroppo, la risposta, o le risposte, non sono venute fuori”.
“Nessuno – continua la Misericordia gaiolese – ha tirato fuori dal cappello la formula magica. Però sono venute fuori tante proposte, dichiarazioni di impegno e di affiancamento. Tanto attaccamento a questa gloriosa associazione, che svolge un servizio fondamentale nel territorio”.
“Rincuora – precisano – riuscire a parlare e comunicare, esporre le proprie idee in un contraddittorio aperto, a momenti critico ma sempre rispettoso e civile. Ha trovato tutti concordi la volontà di ripartire dalle persone, guardarle in faccia, parlarsi. Domandare con semplicità a chi si è allontanato: perché? Cosa sta succedendo? Come stai? Immagina un paese, il tuo paese, senza un servizio che notte e giorno copra ogni emergenza contribuendo con tempestività, a volte anche a salvare una vita?”.
“Immagina un paese – aggiungono – il tuo paese, nel quale non c’è più la possibilità di accompagnare chi ha bisogno all’ospedale per una visita o per una cura? O di prendere la mano di un bambino con delle disabilità per accompagnarlo a scuola?”.
E ancora, “immagina un paese, il tuo paese, dove la fiammella della solidarietà piano piano si spenge soffocata da disimpegno ed indifferenza? Dove se chiami il 112 l’ambulanza parte da Siena, o da più lontano, e non da sotto casa come succede adesso”.
“Noi – concludono – non riusciamo ad immaginarlo un paese così, non vogliamo immaginarlo. E te? Un turno al mese, tutti almeno un turno al mese. Basterebbe…”.
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