SAN POLO (GREVE IN CHIANTI) – “Ancora un’osservazione sull’argomento di maggiore attualità. Chi si deve vaccinare? Con quali criteri si operano le scelte?”.
Inizia così la riflessione di Bona Baraldi, presidente della Coop di San Polo.
“Vero – prosegue Baraldi – è che le primarie è d’obbligo che vadano a chi cura, a chi per lavoro o passione e compassione sta a contatto diretto con i malati, alle fasce più deboli della società; è giusto, niente da eccepire”.
“Quando però leggo che vengono elaborate delle scalette per iniettare vaccini salvavita – riflette – noto con stupore, apprensione e anche rabbia che una categoria di persone a continuo contatto ravvicinato col pubblico neanche sono prese in considerazione”.
“Personalmente – aggiunge – mi trovo ad essere responsabile di una delle tante Cooperative di Consumo (quella di San Polo in Chianti) che sono rimaste aperte con ogni ordine di colore comprese le settimane in lockdown!”.
“Credo che il fatto di esserne presidente del consiglio di amministrazione – rivendica – non comporti solo il controllo dei conti, ma anche e direi in primo luogo quello di vigilare sulla salute e l’incolumità di coloro che operano in negozio. Mi chiedo come mai ancora non si è pensato che sia urgente vaccinarli!”.
“Queste persone – rilancia – che con tanta abnegazione si sono prodigate per tutti ormai da oltre un anno. Hanno il diritto di essere tutelate al più presto”.
“Lo so – precisa – verrà obiettato che ognuno si interessa a sé, a chi gli è più vicino senza avere quella visione d’insieme che dovrebbe dare un più ampio campo di osservazione delle cose. Lo so che non esistono solo le Coop ma di grandi distribuzioni è pieno il Paese e tutte sono nelle stesse condizioni”.
“Proprio per questo – conclude – è ora di farlo presente a chi di dovere che oltre a chiedere la disponibilità altrui deve anche riconoscerne i diritti”.
@RIPRODUZIONE RISERVATA


































