GREVE IN CHIANTI – C'è un gran vento in piazza Matteotti a Greve in Chianti. Raffiche che ti sbattono in faccia. Un freddo che penetra nelle ossa ancora di più mentre si sale nel palazzo comunale, verso la sala consiliare in cui sono riuniti sindacati e lavoratori della CementirSacci.
E' giovedì 9 febbraio, ed è in corso un'assemblea di quelle che nessuno vorrebbe dover indire: c'è da parlare delle undici persone licenziate con le lettere inviate in questi giorni. Dei percorsi burocratici da fare. Delle domande di disoccupazione da presentare. E anche dei prossimi passi di una lotta sempre più dura.
Siamo nella sala del consiglio comunale, concessa dal sindaco di Greve in Chianti Paolo Sottani perché l'azienda ha negato l'uso di una stanza dentro lo stabilimento. Ai lavoratori, in sciopero per quattro giorni, non è stato permesso: un ulteriore schiaffo.
L'aria è quasi rarefatta. C'è un silenzio profondo. Qualcuno ha gli occhi umidi: qui c'è la vita vera che pulsa, quella di chi ha appena perso il lavoro, quella di chi si immedesima nel compagno, nella sua angoscia.
"Abbiamo aderito subito alla richiesta – dice il sindaco Sottani – dando la sala del consiglio comunale. Rimane difficile commentare la mancata concessione di una stanza da parte della proprietà a persone disperate per la perdita del posto di lavoro".
Poi guarda ai prossimi passi: "Domani, venerdì 10 febbraio, saremo con il Comune di San Casciano, sindacati e lavoratori, dal prefetto di Firenze. Attendiamo con ansia quello del 15 febbraio, in cui i Comuni e la Regione incontreranno la proprietà. Che dovrà dirci una volta per tutte i suoi piani sul cementificio di Testi".
Sfilano via i lavoratori. Zero voglia di parlare. Ed è comprensibile: "Stanno distruggendo un'azienda con oltre un secolo di storia – dice qualcuno – in cui hanno lavorato migliaia di chiantigiani, che ha dato futuro a migliaia di famiglie. A partire dai nostri nonni".

SINDACALISTI – Da sinistra Giovani Ciampi, Alessandro Lippi, Gianni Tentoni
Rimangono i sindacalisti. Come Alessandro Lippi, della Fillea Cgil: "C'è una grande rabbia, per il mancato rispetto delle persone, del territorio, del ruolo istituzionale. Hanno fissato un incontro con le istituzioni per il 15 febbraio e, nel frattempo, scrivevano le lettere di licenziamento".
"Un licenziamento – tiene a dire Lippi – ingiusto e immotivato, c'erano le possibilità di fare tante altre cose, anche sulla base di quello che CementirSacci ci aveva comunicato a voce, sulle prospettive future. E' un atteggiamento barbaro da padroni delle ferriere degli anni '50: ma noi non chineremo la testa, noi rimarremo in piedi".
"Teniamo accesa l'attenzione sui lavoratori in questo momento difficile – fa eco Gianni Tentoni, della Filca Cisl – L'azienda non si è comportata correttamente nei loro confronti e verso le loro famiglie".
"Siamo in sciopero spontaneo dopo il recapito delle lettere di licenziamento a trattativa in corso – ricorda Giovanni Ciampi (Feneal Uil) – Testi ha quasi 30 persone senza più un lavoro da dicembre a oggi".
"L'azienda dice che sono dovuti alla crisi del settore edilizio e cementizio – dice ancora Ciampi – e certo lo sappiamo. Ma noi chiedevano di gestire la situazione con gli ammortizzatori sociali, per prendere tempo e vedere se il settore riparte; visto che peraltro CementirSacci dice di voler investire".
"I lavoratori – tiene a dire in conclusione – erano d'accordo per una solidarietà fra di loro, lavorare meno e guadagnare meno. Ma farlo tutti assieme, senza questi barbari licenziamenti".
di Matteo Pucci
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