Chianti Classico: “L’annata? Prospettive ok, ma i conti si fanno a fine settembre”

Alla vigilia dell'Expo, il tecnico Dario Parenti fa le previsioni: "La denominazione? La vedo in grande ripresa ma..."

GREVE IN CHIANTI – Come ogni anno, alla vigilia dell'attesissimo Expo del Chianti Classico, che vedrà il taglio del nastro giovedì 10 settembre alle 17 in piazza Matteotti, facciamo il punto della situazione dell'annata vitivinicola che verrà… con un esperto del settore.

 

A darci il polso della situazione è Dario Parenti, consulente enolgico, viticolo e di marketing vinicolo, che con la sua azienda (Le Uve) è collocato proprio nel cuore del Chianti Classico. E che segue aziende del territorio chiantigiano e nel resto della Toscana.

 

Parenti, la domanda delle domande: nel Chianti Classico che annata sarà quella del 2015?

"Finora l'annata ha avuto un andamento molto positivo: una primavera con piogge ben distribuite e una quasi totale assenza di peronospora e oidio; un'estate molto calda ma che ha potuto giovarsi dell'ottima riserva idrica disponibile per lo sviluppo della vite. Trarre conclusioni a inizio settembre non è però ancora possibile per il Sangiovese, troppe le variabili meteorologiche ancora in gioco nelle le prossime settimane per questo vitigno ancora lungi da essere fenolicamente maturo. La possibilità di una buona vendemmia è seria ma con il Sangiovese i conti si fanno davvero alla fine".

 

Che Chianti Classico vede oggi? Qual è la collocazione del nostro vino di punta… nel mondo?

"Dopo una fase di stanca dovuta a molti fattori competitivi, non ultimi l'entrata aggressiva su mercati internazionali di nuove zone di produzione e un breve periodo di "smarrimento identitario" del Chianti Classico, pare proprio che una ripresa ci sia. E non solo per i produttori più rinomati per quantità e qualità, ma anche per produttori più piccoli che sono stati capaci di intercettare nicchie di mercato: grazie a una promozione intelligente, a un miglioramento e a un aggiornamento del proprio livello qualitativo e a un buon lavoro di marketing svolto dal Consorzio. I rischi sono però dietro l'angolo: un aumento della produzione per ettaro e l'arrivo sul mercato di un'annata "non eccelsa" (uso un eufemismo) come quella del 2014 potrebbero rallentare questa crescita di immagine e di valore economico".

 

A questo proposito, secondo lei il ruolo degli Igt nel nostro territorio è cambiato rispetto agli anni passati?

"Sicuramente tutta la produzione toscana, del Chianti Classico e non solo, sta uscendo dalla logica dei vini iper-strutturati per prediligere vini, seppur potenti, molto più equilibrati in tutte le loro componenti. Al contempo però resistono fasce di mercato alte che richiedono anche vini più "internazionali" basati su Merlot o Cabernet Sauvignon, logicamente imbottigliati come Igt. E' una visione che rimane in essere e che per i produttori del Classico trova un valido contraltare potente ma tradizionale nella Gran Selezione: una categoria su cui molti erano scettici (anch'io ad esempio) ma che pare stia dando buoni risultati su molti mercati".

 

In questi giorni si celebra il Chianti Classico con la maggiore rassegna nel "suo" territorio, l'Expo di Greve in Chianti: come dovrebbe essere, secondo lei, la bottiglia… perfetta del nostro vino di punta?

"Sicuramente basata sul Sangiovese. Anche al 100% là dove le condizioni pedoclimatiche lo concedono: il tannino vibrante, la bella acidità e i descrittori aromatici del nostro vitigno, quando espressi con intelligenza ed equilibrio portano nella bottiglia un prodotto impossibile da riprodurre in altri luoghi del mondo viticolo".

 

Chiudiamo sull'attualità. Visto da chi frequenta allo stesso tempo vigne e cantine, qual è la sua percezione di uno dei temi del momento, ovvero quello dei danni causati dagli ungulati alle nostre aziende agricole?

"Che gli ungulati siano un problema è indubbio, nel Chianti Classico come in molte altre zone della Toscana, basta chiederlo a un produttore qualsiasi (specie a quelli più piccoli su cui i costi per difesa e privazione della produzione impattano molto di più). La situazione attuale è però l'effetto di scelte passate che paghiamo oggi. E' stato l'habitat naturale degli ungulati (e non solo) a essere stato stravolto negli anni: non sono esperto in materia ma se, ad esempio, là dove da centinaia di anni c'era un boschetto viene impiantato un vigneto, è logico che il capriolo, per istinto o per memoria ancestrale, cerchi nutrimento nella stessa vigna o in altre vicine. A discapito dell'agricoltore, vero baluardo della difesa del territorio quando produttivamente "sostenibile" e in armonia con l'ambiente che lo circonda. Comune, Provincia (se ancora esiste…) e Regione devono trovare soluzioni e definire una seria programmazione".

di Matteo Pucci

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